Italiani in lite col fisco. 530 mila ricorsi

Pubblicato il 15 giugno 2016 da redazione

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ROMA. – Tra il contribuente e il fisco c’è una montagna…di liti. Sono 530 mila i ricorsi pendenti alla fine del 2015, per un valore complessivo di 33,5 miliardi di euro di tasse contestate. In un anno le diverse commissioni tributarie hanno smaltito 298.313 ricorsi, ma gli italiani non hanno mollato la presa e ne hanno presentati altri 256.901 di nuovi.

A conti fatti, comunque, il numero delle ”cause fiscali” è calato, seppure di poco – il 7,2% – mentre i tempi per raggiungere una soluzione rimangono ancora lunghi: oltre 4 anni e cinque mesi tra primo e secondo grado.

Il braccio di ferro tra le diverse strutture dell’amministrazione fiscale – dalle dogane alle entrate, da Equitalia agli uffici fiscali dei comuni – a leggere i numeri del rapporto stilato dal dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia e dalla direzione della Giustizia Tributaria appare come una battaglia impari.

Nella quale il fisco prevale. Ma non sempre. L’erario vince in oltre quattro casi su dieci: esattamente nel 44,6% delle liti in primo grado e nel 45,2% nel secondo, ma si raggiungono punte del 70% nelle liti promosse contro l’Agenzia delle Entrate.

Il contribuente comunque mantiene chances alte e riesce a mettere in difficoltà il fisco in almeno un caso su tre: nel 32,4% delle contestazioni di primo grado e nel 40,3% di secondo grado. Un giudizio articolato ”intermedio” – in pratica un pari e patta – arriva invece in circa il 9-10% dei casi.

Il monitoraggio del Mef, focalizzato sul 2015, mostra che anche se la macchina della giustizia tributaria ha migliorato la sua efficienza, il rapporto tra fisco e contribuenti rimane conflittuale.

I ricorsi presentati mostrano in totale un aumento del 5,8%, si registra nel primo grado di giudizio un incremento del 3,3% (pari a 188.287 ricorsi) rispetto all’anno precedente, mentre per il secondo grado di giudizio si registra un aumento degli appelli pari al 13,7%, (68.614).

Le pronunce hanno certamente superato i nuovi ricorsi, ma – se si guarda al 2014 – il dato è peggiorato, mostra un calo dell’1,2%. In ballo, nel confronto fisco-contribuente, non ci sono spiccioli. Le contese valgono 33,5 miliardi, in pratica 130 mila euro a testa.

Anche se, uscendo dalla media del pollo di Trilussa, si scopre che il 68,7% del totale dei ricorsi pervenuti alle Commissioni Tributarie Provinciali riguarda controversie di valore inferiore o uguale a 20.000 euro: valgono in totale 500 milioni. Solo l’1,7% dei ricorsi si riferisce a controversie di valore superiore a 1 milione di euro (15,2 miliardi il valore complessivo).

I tempi per arrivare ”a sentenza” rimangono comunque lunghi, anche se migliorano in primo grado. Nel 2015 le commissioni tributarie provinciali hanno impiegato in media 857 giorni (pari a 2 anni e 4 mesi), con un miglioramento di 104 giorni rispetto al 2014. Nel secondo grado di giudizio, invece, servono in media 750 giorni, con un leggero peggioramento di 20 giorni rispetto all’anno precedente.

(di Corrado Chiominto/ANSA)

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