Comunali: scontro finale al veleno, Renzi porta il Pd in piazza

Pubblicato il 16 giugno 2016 da redazione

Rush finale al veleno,Renzi porta Pd in piazza su tasse

Rush finale al veleno,Renzi porta Pd in piazza su tasse

ROMA. – “Per la prima volta le tasse vanno giù. Le chiacchiere stanno a zero”. E’ il ‘No Imu day’, da lui ribattezzato ‘Pd pride’, l’arma con cui Matteo Renzi fa scendere in piazza il Partito democratico per la volata finale al voto per i ballottaggi. E’ questo il leit motiv che scandisce la giornata di parlamentari e ministri, schierati al fianco dei candidati sindaco.

L’opposizione replica ribattezzando l’evento “imbroglio day” (copyright di Forza Italia). Mentre smorza le polemiche la minoranza Dem, che non aveva nascosto lo scetticismo per l’iniziativa: “Tutti in campo per il Pd, dopo discuteremo tutto”, chiamano la tregua i cuperliani. Ma non scompaiono la tensione e le scorie del ‘caso’ D’Alema.

Nella campagna elettorale, intanto, irrompe anche un tema che la prossima settimana potrebbe avere riverberi sull’economia dell’Europa e dell’Italia: il referendum sulla Brexit. Lo fa con l’uccisione della deputata laburista Jo Cox, contraria all’uscita dall’Ue.

“Un orribile atto di odio, odio che non prevarrà mai né in Inghilterra né altrove”, afferma Renzi. Ed è immediato e unanime il cordoglio dei partiti italiani. Con sfumature solo quando si scende sul campo della politica. “Non si fermi la giusta battaglia inglese per liberarsi dall’Ue”, dice il leader della Lega Matteo Salvini.

Mentre dal Pd Debora Serracchiani sottolinea che l’omicidio, compiuto al grido “Prima i britannici”, fa emergere “uno degli aspetti più inquietanti e pericolosi di nazionalismo e populismi di destra”.

Prima di partire per il forum economico di San Pietroburgo, prima dell’omicidio della Cox, Renzi in un’intervista al Tg2 rassicura sui riverberi che avrà sull’Italia un’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Ue (“Rischia di più la Gran Bretagna. Nel medio periodo non ci sarebbe problema per l’Italia”).

Ma è con un tema tutto interno, quello del fisco, che il premier scandisce la giornata. E anche se non partecipa, per problemi di agenda, ai banchetti del Pd, fa arrivare il suo messaggio di orgoglio per i “risultati verificabili” del governo: “Oggi si pagano le tasse, non è un giorno di festa. E le tasse sono ancora troppo alte. Ma quest’anno sono più basse”.

“C’è poco da festeggiare, è l’ennesima presa in giro di Renzi”, attacca Salvini. E Renato Brunetta afferma che al contrario le tasse sono aumentate. Ma il ministero dell’Economia diffonde delle stime secondo cui, sommando gli 80 euro al taglio della tassa sulla prima casa, della componente lavoro dell’Irap, dell’Imu agricola, il “sollievo fiscale” è di oltre 20 miliardi. Un risultato rivendicato da ministri e parlamentari Pd al fianco dei candidati sindaco, nel penultimo giorno di campagna.

Anche la minoranza Pd è in campo: da Gianni Cuperlo, che in mattinata incontra Roberto Giachetti alla Camera, a Pier Luigi Bersani, impegnato a Rho. Fino a domenica, affermano i cuperliani di Sinistra dem, stop alle polemiche. Poi si riaprirà lo scontro interno, con toni diversi a seconda dell’esito dei ballottaggi, a partire da Milano.

E già il 24 giugno l’area di minoranza Sinistra riformista terrà un’assemblea nella quale dovrebbe ribadire le critiche alla gestione del partito e rilanciare la richiesta di cambiare l’Italicum prima del referendum costituzionale. Per il 27 giugno, poi, Renzi ha convocato una riunione della direzione nella quale ha promesso di affrontare di petto (“col lanciafiamme”) i problemi del Pd.

Intanto non si spengono le polemiche sul “caso D’Alema”. Repubblica racconta gli incontri nel corso dei quali l’ex premier avrebbe affermato il suo sostegno alla Raggi e il no al referendum costituzionale. Lui, confermato a Bruxelles alla presidenza dell’Assemblea generale della Foundation for European Progressive Studies, torna a smentire: “Per paradosso – afferma – una plateale scorrettezza giornalistica, fatta forse per compiacere i capi del mio partito, è diventata un danno per il Pd”.

Ma i renziani osservano che l’ex premier non ha mai dichiarato il suo voto per Giachetti. E Lorenzo Guerini, con un filo di ironia, esprime l’auspicio: “D’Alema è un fondatore del partito, sono certo che nelle prossime ore farà un appello al voto per Giachetti”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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