Migranti: strage di bambini nel Sahara, in 20 morti di sete

Pubblicato il 16 giugno 2016 da redazione

Migranti: strage di bambini nel Sahara, in 20 morti di sete

Migranti: strage di bambini nel Sahara, in 20 morti di sete

BRUXELLES. – La strage di 20 bambini e 14 adulti, morti di sete, dopo essere stati abbandonati dai trafficanti di esseri umani nel deserto del Sahara, è l’ultima pagina cupa nella grande tragedia dei migranti.

Secondo il ministro dell’Interno nigerino Mohammed Bazoum, venti bambini, cinque uomini, e nove donne sono stati trovati nella regione di Agadez, vicino ad Assamaka, un posto di frontiera tra il Niger e l’Algeria, dove le temperature raggiungono picchi roventi: un punto di passaggio privilegiato per raggiungere i porti di imbarco in Libia e Algeria, verso l’Italia.

La morte risale a circa una settimana fa, fra il 6 e il 12 giugno, e al momento le autorità sono riuscite ad identificare solo una coppia di nigeriani di 26 anni.

La maggior parte dei bambini che riescono ad arrivare in Italia raccontano di essere stati vittime di gravissimi abusi, sfruttamento e torture scioccanti durante il loro viaggio verso la Libia attraverso i Paesi dell’Africa subsahariana, rileva d’altra parte l’ong Save the children che invita i leader europei a non “alzare ponti levatoi”.

Secondo l’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), lo scorso anno sono stati 120mila i migranti che hanno attraversato il Niger passando per Agadez, ma per quest’anno le stime saranno probabilmente viste al rialzo.

La Commissione europea ha identificato il Paese, dove in passato Bruxelles aveva già messo in piedi un progetto pilota, come uno dei primi destinatari dei ‘compact’ (fondi per la crescita e lo sviluppo in cambio della collaborazione nella gestione dei flussi) per fermare l’emorragia verso l’Europa e colpire le reti dei trafficanti, che si arricchiscono mandando i migranti verso l’Italia allo sbaraglio, a bordo di imbarcazioni capaci a malapena di galleggiare.

A confermare la crescente precarietà dei mezzi usati per le traversate sono anche i dati diffusi da Frontex, che parlano di una cifra record di 13mila migranti salvati nel Mediterraneo centrale in una sola settimana, tra il 20 ed il 27 maggio.

E se l’accordo Ue-Turchia ha fatto calare drasticamente gli arrivi dei migranti sulle coste della Grecia (a maggio si sono registrate 1500 persone sbarcate, -60%) in Italia i numeri si mantengono sui livelli del 2015, anche se maggio ha segnato un raddoppio rispetto ad aprile.

Proprio perché la rotta dall’Africa verso le coste italiane continua ad essere sotto pressione, il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, oltre a pianificare lo spostamento di equipaggiamento tecnico e di guardie di frontiera dall’Egeo, ha rivolto “un appello agli Stati affinché forniscano a Frontex più imbarcazioni per dare pieno supporto” alle autorità italiane.

Eurostat rivela intanto come l’Italia, nonostante una diminuzione del 10% rispetto all’ultimo trimestre 2015, sia il secondo Paese in Europa per richieste d’asilo (22.335; 8%), dopo la Germania (175mila; 61%), nei primi tre mesi 2016. A chiedere protezione internazionale sono stati soprattutto pachistani (4.125; 18%), nigeriani (3.535; 16%) e gambiani (1.940; 9%).

In totale in Ue le domande presentate sono state 287.085 contro le 426mila dell’ultimo trimestre 2015 (-33%), con i siriani, gli afghani e gli iracheni al top di richieste.

Ma il sistema europeo è ingolfato. Sono oltre un milione le richieste d’asilo ancora all’attenzione delle autorità dei Paesi europei. A fine marzo 2015 erano poco più della metà, circa 560mila. Con 473mila richieste all’esame (il 47% dell’Ue) la Germania si trova di gran lunga a gestire la quota più importante. L’Italia è quarta con 60.000, dopo Svezia e Austria.

(di Patrizia Antonini/ANSAmed)

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