Renzi in Russia snobba comunali e sinistra, i conti si faranno dopo

Pubblicato il 17 giugno 2016 da redazione

MATTEO RENZI AL FORUM EUROPEAN HOUSE AMBROSETTI A CERNOBBIO, CONVEGNO ECONOMICO (MAURIZIO MAULE, CERNOBBIO - 2015-09-05)

MATTEO RENZI AL FORUM EUROPEAN HOUSE AMBROSETTI A CERNOBBIO, CONVEGNO ECONOMICO (MAURIZIO MAULE, CERNOBBIO – 2015-09-05)

SAN PIETROBURGO. – Si mangia le mani perchè, seduto tra Vladimir Putin ed il presidente kazako Nazarbaev, non può seguire la seconda impresa della nazionale. Non è per niente dispiaciuto, invece, Matteo Renzi di defilarsi dall’ultimo giorno di campagna elettorale per un test che, per il leader Pd, sarà comunque locale.

“Pancia a terra fino all’ultimo minuto, non cadiamo nelle provocazioni”, è l’indicazione che il premier ha lasciato a candidati e dirigenti Pd, invitandoli ad ignorare attacchi esterni e polemiche interne che mirano solo ad indebolire il Pd ed il governo.

Da San Pietroburgo, dopo una giornata a stretto contatto con Vladimir Putin ed il gotha delle imprese italiane, Renzi rientrerà in Italia solo in tarda serata, quando il silenzio elettorale metterà una tregua ad uno scontro che nel Pd è al limite della rottura.

I conti li regoliamo dopo, è l’atteggiamento con cui il segretario Pd rinvia una resa dei conti interna alla direzione del 27 giugno. Nessuno, al Nazareno, si immagina un trionfo alle comunali, consapevoli del gap che separa a Roma Roberto Giachetti da Virginia Raggi e del testa a testa a Milano tra Giuseppe Sala e Stefano Parisi.

“Abbiamo dato il sangue, i nostri li abbiamo mobilitati, siamo fiduciosi”, racconta un dirigente esausto. Nessuno, Renzi in primis, ignora l’onda d’urto delle polemiche sul governo di un’eventuale disfatta ma la convinzione è che la partita sia ancora aperta.

E sin dall’inizio Renzi ha chiarito la posta in gioco: l’amministrazione di città anche importanti ma non l’esecutivo. Basta guardare all’agenda del premier, in realtà sempre in fieri, per capire che per lui lunedì sarà un giorno come un altro.

A pranzo attende a Palazzo Chigi Massimo Bottura, lo chef fresco di un importante riconoscimento internazionale mentre martedì parteciperà alla presentazione del libro di Alec Ross, spin doctor di Obama e Hillary Clinton sull’innovazione tecnologica.

Non che Renzi abbia intenzione di fuggire da un’analisi del risultato perchè, come spesso si picca, “noi siamo diversi dagli altri per i quali il giorno dopo tutti hanno vinto”. Ma, in ogni caso, le priorità del premier non cambieranno ed in cima alla lista resta la campagna per il referendum istituzionale.

“Una riforma che dà stabilità visto che in Italia i governi durano meno dei gatti in autostrada”, è la battuta che fa davanti al presidente russo per rivendicare la validità delle riforme italiane. Il leader Pd, però, non è il solo ad aspettare lunedì per dire la sua sugli effetti, in termini di consensi, di “chi sa solo criticare e attaccare”.

Anche una parte della minoranza aspetta di vedere come il Pd renziano uscirà dai ballottaggi per capire come posizionarsi rispetto al referendum di ottobre che, per ammissione di Renzi stesso, deciderà il suo futuro politico.

Pier Luigi Bersani, che resta per il sì, è pronto a chiedere correzioni all’Italicum e una maggiore comprensione per chi anche nel Pd si schiererà per il no. E, a quanto si apprende, in caso di sconfitta la minoranza potrebbe chiedere un ulteriore anticipo del congresso.

“Il lanciafiamme di Renzi dopo le comunali? Magari le chiamiamo molotov così ad alcuni della sinistra suona più familiare ma noi non cacciamo nessuno, casomai qualcuno non veda l’ora” chiariscono con ironia i renziani rinviando il congresso solo dopo l’appuntamento referendario.

(dell’inviata Cristina Ferrulli/ANSA)

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