L’Iran tenta il disgelo, sì ad auto USA ed accordo con Boeing

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TEHERAN. – Il governo del presidente Hassan Rohani ha dato il suo via libera all’importazione di automobili statunitensi nella Repubblica Islamica. Le macchine americane potevano essere importate finora solo in alcune zone di libero commercio e con molte restrizioni.

Intanto, l’aviazione civile iraniana ha confermato di aver raggiunto – dopo mesi di negoziati e un annuncio informale di qualche giorno fa – un accordo con la Boeing per l’acquisto di 100 aerei.

Entrambe le notizie hanno un sapore storico dati i rapporti tra Stati Uniti e Iran, interrotti a livello diplomatico nel 1979 e tuttora problematici, nonostante l’intesa sul nucleare e la fine dell’embargo internazionale. Washington mantiene ancora le sanzioni economiche contro la Repubblica islamica per il mancato rispetto dei diritti umani e un presunto appoggio al terrorismo.

La decisione di ammettere l’importazione di auto statunitensi rappresenta un segnale di disgelo da parte di Teheran. Il primo cargo sarà di 200 Chevrolet, per un valore complessivo di 7 milioni di dollari. Le auto, già partite via mare verso l’Iran nei mesi scorsi, dopo la fine dell’embargo, erano state bloccate in Corea del Sud e rispedite indietro, in quanto la Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei, si era dichiarato contrario all’operazione.

Settimane di negoziati, discussioni e ripensamenti: finalmente la nuova luce verde che dovrebbe essere, stavolta, definitiva e non riguardare solo le Chevrolet, ma tutte le auto statunitensi che ottengano le dovute autorizzazioni. Il numero sarà comunque limitato, in quanto l’Iran punta sulla produzione automobilistca nazionale e su joint venture con aziende straniere, come avviene già con la francese Peugeot.

L’accordo con la Boeing rappresenta il più grosso contratto firmato tra l’Iran e una compagnia statunitense dall’epoca dell’embargo, anche se non è stato ancora quantificato in termini di costi. Il Dipartimento al Tesoro americano deve però dare la sua approvazione: i tempi non saranno brevi e l’esito non è scontato.

Del resto la Repubblica islamica sta ancora aspettando la luce verde da parte di Washington per l’acquisto di 118 Airbus europei, un affare da 27 miliardi di dollari, concordato da Rohani durante la sua vista a Parigi lo scorso gennaio. Nei velivoli ci sono infatti componenti costruite in America.

“Dei 250 aerei passeggeri in Iran, 230 devono essere sostituiti”, ha detto il capo dell’Aviazione civile, Ali Abedzadeh ai media nazionali. “L’unico ostacolo in questo settore sono i permessi del Tesoro Americano”, ha aggiunto.

(di Elisa Pinna/ANSA)

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