Cari amici venezuelani, io vi invidio

Pubblicato il 22 giugno 2016 da Luca Marfé

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Cari amici venezuelani, io vi invidio.

E non vi invidio certo per la miriade di cose brutte che sono parte del Venezuela di oggi.

Non vi invidio per la scarsezza di beni, che si tratti di cibo, medicinali o quant’altro. Non vi invidio per le interminabili code che siete costretti a sorbirvi per un pacco di farina o per un pugno di riso. Non invidio i cocci di un’economia in frantumi, dove il solo fatto di essere etichettati come “imprenditori” suona come un insulto. Dove l’inflazione corre veloce, al punto che riesce difficile calcolarla. Dove il sistema di tassi di cambio è più complesso (ed inutile) di qualsiasi equazione matematica che si conosca. Non invidio una politica fatta di grida scomposte, di teorie del complotto, di socialismo e capitalismo che si scontrano in un dibattito, fittizio peraltro, che riporta con la mente ai contenuti ed ai toni peggiori del secolo scorso. Una politica capace di guardare soltanto al passato e che sembra avere come unico scopo quello di cristallizzarlo assieme al potere acquisito.

E non vi invidio neanche per la miriade di cose belle che sono parte del Venezuela di sempre.

Non vi invidio per il clima, per la vostra estate infinita. Non vi invidio per le meraviglie di cui siete circondati, dalle acque folli di Los Roques, alla cima di Canaima che se ne sta lassù, aggrappata al cielo. Non invidio il volo dei colori dei pappagalli, del loro ciangottare al tramonto. Non invidio la vostra Storia, la grandezza indiscutibile del Libertador Simón Bolívar e del suo coraggio. Non invidio la vostra musica, lo joropo llanero che fa bollire il sangue nelle vene, le danze tribali, i vostri occhi impossibili ed i volti intagliati di fascino.

No, non vi invidio per nulla di tutto questo.

Io invidio voi e la vostra cultura perché, nonostante tutto, riuscite ad essere sempre e puntualmente più felici di noi. Al punto che la vostra maniera di vivere la vita andrebbe classificata come un’arte. Da apprendere, da emulare. Da fare propria, ciascuno nel suo quotidiano.

E vi ringrazio per questo. Perché in 4 anni non credo di essere diventato venezuelano. Ma credo, sì, di avere imparato tanto. E proprio grazie a voi.

 

Luca Marfé

Twitter: @marfeluca – Instagram: @lucamarfe

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Luca Marfé

Papà di Laerte. Un sognatore contagioso, un entusiasta. (Giornalista professionista OdG). Manhattan, NY.

www.lucamarfe.com




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