Euro 2016: Spagna in coro, con l’Italia sarà una battaglia

Alvaro Morata (R) of Spain scores the 3-0 lead against Turkey's goalkeeper Volkan Babacan (L) during the UEFA EURO 2016 group D preliminary round match between Spain and Turkey at Stade de Nice in Nice, France, 17 June 2016. ANSA/ALI HAIDER
Alvaro Morata (R) of Spain scores the 3-0 lead against Turkey's goalkeeper Volkan Babacan (L) during the UEFA EURO 2016 group D preliminary round match between Spain and Turkey at Stade de Nice in Nice, France, 17 June 2016. ANSA/ALI HAIDER
Alvaro Morata (R) of Spain scores the 3-0 lead against Turkey’s goalkeeper Volkan Babacan (L) during the UEFA EURO 2016 group D preliminary round match between Spain and Turkey at Stade de Nice in Nice, France, 17 June 2016.
ANSA/ALI HAIDER

ILE DE RE’ (FRANCIA). – Il torello a centrocampo della Spagna è qualcosa di spettacolare. Un vero e proprio inno alla bellezza, un condensato di tecnica e classe cristallina. Puro edonismo applicato al calcio. Il pubblico gradisce, applaude e si diverte, presagendo chissà quali altri trionfi.

Con il torello, però, è noto che non si vincono le partite. Per andare avanti a Euro 2016 serve ben altro. E questo, un allenatore navigato come don Vicente Del Bosque, lo sa benissimo. Anche perché un ottavo di finale come quello di lunedì a Parigi, fra Italia e Spagna, si muove sul crinale delle motivazioni e può essere deciso anche da un piccolo dettaglio. O forse no. Come tutte le partite da dentro o fuori, senza appello.

“Ci aspettiamo un match muy dificil – la previsione di Thiago Alcantara, nato in Italia, perché figlio dell’ex leccese Mazinho, che fu anche compagno di squadra del ct azzurro, Antonio Conte -. Lo stile di gioco adottato ci ha permesso di ottenere tuttavia risultati positivi. Il colore della maglia contro l’Italia? Non importa se giocheremo in bianco o in rosso, conta lo scudetto che abbiamo sul petto e lo spirito con cui affrontiamo questa partita. Non credo che il bianco sia da sfigati, però”.

Thiago Alcantara è reduce da un lungo periodo di sofferenza, per i lunghi infortuni subiti, che lo hanno costretto a fermarsi in momenti diversi e a tornare al punto di partenza, per ritrovare la forma migliore. Un grosso handicap per il Bayern del suo estimatore Guardiola, per la Nazionale spagnola, ma anche per la sua crescita progressiva.

“Ho lavorato tanto – racconta, in conferenza stampa, il canterano del Barcellona – per tornare quello di prima, spero che il periodo-no sia ormai alle spalle”.

Jordi Alba, invece, ha parlato delle polemiche sollevate dal presunto dito medio esibito da Gerard Piquè, durante l’inno nazionale, prima della partita contro la Croazia. “Il nostro gruppo è unito e non si cura delle cose che hanno scritto i giornali – le parole del terzino sinistro del pluridecorato Barcellona guidato da Luis Enrique -. Sappiamo bene che, contro l’Italia, ci aspetta una partita difficile, come lo sono state quelle disputate contro gli azzurri negli ultimi anni”.

Per la selezione spagnola è stata una giornata lunga, caratterizzata da un brusco risveglio, per via del blitz – a sorpresa e fuori competizione – degli emissari antidoping dell’Uefa, che hanno prelevato i campioni del sangue e delle urine di 10 giocatori della ‘Roja’.

Una giornata cominciata male, come ha puntualizzato Alvaro Morata che, “fra le 7,30 e le 8”, è stato buttato giù dal letto. “Pensavo a uno scherzo dei compagni, invece ho visto il nostro medico nella stanza per il controllo – il racconto dell’ex attaccante della Juve, tornato da poco al Real Madrid -. La partita contro l’Italia? Avverto buone sensazioni, l’atmosfera è ottima, malgrado qualche polemica. Sto bene, sono contento, perché la Spagna si trova dove deve stare”.

Non è mancato il riferimento agli ex compagni che dovranno occuparsi di lui, nel tentativo di renderlo innocuo. “Ho parlato con alcuni difensori azzurri, mi hanno detto di portare il casco. La difesa dell’Italia è formata dagli stessi che hanno portato la Juve al successo negli ultimi anni. Noi, però, faremo la partita che dobbiamo disputare. Buffon è una leggenda, Bonucci il boss, Chiellini la forza e Barzagli la qualità”.

(dell’inviato Adolfo Fantaccini/ANSA)

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