Voto all’Onu: Italia in Consiglio di Sicurezza, l’ora della verità

Pubblicato il 27 giugno 2016 da redazione

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NEW YORK. – Paese fondatore dell’Unione Europea, membro della Nato e soprattutto unico candidato del Mediterraneo: sono questi gli elementi su cui l’Italia punta per conquistare il suo settimo mandato nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’appuntamento è martedì alle 10 locali (le 16 di Roma) in Assemblea Generale, per il rinnovo di cinque dei dieci seggi non permanenti relativo al biennio 2017-2018, tra cui i due posti attribuiti quest’anno ai Paesi dell’Europa Occidentale dove sono in lizza Italia, Svezia e Olanda.

Gli altri tre scranni sono appannaggio uno dell’Africa, uno dell’area Asia-Pacifico, e uno di America Latina e Caraibi.

Con la crisi libica, il conflitto in Siria, il fenomeno di migranti e rifugiati, e con una Europa che vede il suo baricentro necessariamente spostato un po’ più a sud, l’Italia tende a collocarsi come osservatorio privilegiato del Mediterraneo.

E a otto anni dalla fine dell’ultimo mandato, punta ad occupare un seggio non permanente nell’organo esecutivo del Palazzo di Vetro a partire dal prossimo 1 gennaio, con un’agenda che oltre ai tradizionali punti di forza racchiude anche nuove e importanti sfide.

In aula per l’election day, ad affiancare il team della Rappresentanza Permanente al Palazzo di Vetro guidata dall’ambasciatore Sebastiano Cardi, ci sarà il ministro degli esteri Paolo Gentiloni, preceduto nei giorni scorsi dal suo vice Mario Giro e dal sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola.

L’Italia, che ad oggi ha ottenuto sei mandati in Consiglio di Sicurezza, il primo dei quali nel 1959-1960, ha tra i punti di forza del suo programma la collocazione geografica nel cuore del Mediterraneo, ponte tra Est e Ovest, Nord e Sud del mondo.

In particolare se inquadrata nelle recenti crisi in atto nell’area, a partire da quella dei migranti al caos libico, dalla guerra in Siria e all’instabilità del Mali e del Sahel. Poi c’è l’impegno di lunga data nel peacekeeping, che vede l’Italia primo Paese contributore di caschi blu tra gli Occidentali e nella top ten dei finanziatori globali. E ancora l’attenzione ai rischi causati dal cambiamento climatico e le ripercussioni sulla pace e sicurezza internazionale.

“Quando un grande Paese come l’Italia siede in Consiglio di Sicurezza è sempre un bene per l’organo Onu, che ne acquista in autorevolezza”, spiega alla vigilia del voto da New York il sottosegretario allo Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto.

“Siamo membri del G7 e del G20, uno dei fondatori dell’Unione Europea, e in questo momento siamo una luce di stabilità in una Europa molto instabile”, ha aggiunto.

Per quanto riguarda i possibili sostenitori alla candidatura, tradizionalmente l’Italia ha legami forti con i Paesi africani, rappresentando la porta d’ingresso in Europa, con l’America Latina per motivi culturali e di migrazione, ma ha anche ottime relazioni con il mondo arabo e con i paesi Nato, senza contare la partnership ventennale con le Piccole Isole del Pacifico.

Anche nell’ambito dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) la percezione è quella di un generale sostegno alla candidatura dell’Italia, sebbene non si espongano mai con promesse di voto.

(di Valeria Robecco/ANSA)

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