Peggiorano i trasporti pubblici, boom del car sharing

Pubblicato il 28 giugno 2016 da redazione

bike

ROMA. – Cambia il volto della mobilità urbana. Meno auto private e più car e bike sharing. Meno mezzi pubblici e più piste ciclabili. L’ultimo focus dell’Istat, su dati relativi al 2014, mostra l’inizio di una rivoluzione nelle strade delle città.

Il 2014 è l’anno del “boom” del car sharing, grazie al debutto su larga scala degli operatori privati, come Car2go e Enjoy, e dell’offerta ‘a flusso libero’, senza l’obbligo di usare postazioni fisse per il parcheggio. Con queste novità, le auto ‘collettive’ quadruplicano in poco più di un anno, superando quota 4 mila, e raggiungono 23 città.

Continua intanto a diffondersi il bike sharing, presente in 60 città con 11 mila bici, quasi il doppio rispetto a quelle del 2011. I ciclisti possono contare su una rete di piste ciclabili che – lentamente – si sta allungando e tocca un centinaio di capoluoghi di provincia.

Bike e car sharing si presentano così come un’alternativa allettante per cittadini in fuga dai costi delle auto private e le inefficienze dei trasporti pubblici.

All’espansione delle auto e delle bici condivise si accompagna un calo delle licenze di taxi attive e una riduzione del tasso di motorizzazione, che diminuisce per il terzo anno consecutivo pur restando “molto elevato”, per l’Istat, con 603 auto ogni mille abitanti.

Quanto ad autobus, metro e tram, sono scelti solo da una minoranza delle persone, meno di tre su dieci nelle grandi città. L’offerta di trasporti pubblici, del resto, continua a ridursi con un calo del 3,8% dei posti al chilometro per abitante dal 2011, nonostante l’aumento delle spese dei comuni per il servizio.

Solo un terzo dei passeggeri dei centri metropolitani, inoltre esprime soddisfazione per aspetti come la pulizia delle vetture, il costo del biglietto e la possibilità di trovare un posto a sedere.

Qualche progresso emerge invece sul fronte della sostenibilità ambientale e della tecnologia: gli autobus ‘ecologici’ sono ormai uno su cinque, prevalentemente alimentati a metano o gol, e i sistemi di infomobilità sempre più diffusi, tra pannelli con i tempi attesa e app per tablet e smartphone.

Inoltre, dopo anni di cali, c’è un leggero aumento del numero di autobus rispetto alla popolazione e una crescita delle reti di tram e metropolitane.

Da questo scenario in movimento rimane escluso il Mezzogiorno: su 23 città in cui è attivo il car sharing, 18 sono al Nord e il bike sharing, osserva l’Istat, “stenta a diffondersi al di fuori delle regioni settentrionali”.

Non va meglio al Sud sul fronte dei mezzi pubblici “tradizionali”: l’offerta di trasporti locali è meno della metà di quella del Centro e del Nord Italia.

(di Chiara Munafò/ANSA)

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