Tensioni tra Roma e Berlino sulle banche. Renzi, non vogliamo cambiarle

Pubblicato il 30 giugno 2016 da redazione

German Chancellor Angela Merkel (C) speaking alongside French President Francois Hollande (L) and Italian Prime Minister Matteo Renzi at a press conference, after meetings in the wake of Britain's referendum vote to leave the EU, in Berlin, Germany, 27 June 2016.  EPA/KAY NIETFELD

German Chancellor Angela Merkel (C) speaking alongside French President Francois Hollande (L) and Italian Prime Minister Matteo Renzi at a press conference, after meetings in the wake of Britain’s referendum vote to leave the EU, in Berlin, Germany, 27 June 2016. EPA/KAY NIETFELD

BRUXELLES. – Il panico da Brexit non aiuterà a lanciare un salvagente alle banche italiane. Mentre il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker sembrava aprire alla possibilità di trovare una strada più semplice del ‘bail in’ per aiutare il settore italiano, la cancelliera Angela Merkel gela ogni aspettativa: “Non possiamo ridiscutere ogni due anni le regole del settore bancario”, ha detto parlando proprio del caso italiano.

Ma il premier Matteo Renzi chiarisce che “nessuno vuole cambiare le regole” europee sulle banche, e rassicura i cittadini che anche con questo quadro regolatorio “saremmo in condizioni di proteggere i denari dei correntisti”. E non risparmia una frecciata alla Merkel: “L’ultima che non ha rispettato le regole in Europa è stata la Germania nel 2003, e l’Italia di Berlusconi glielo consentì”.

Renzi, che a margine del summit europeo sulla Brexit ha parlato con Juncker proprio della situazione delle banche italiane, raccogliendo ampia disponibilità, è consapevole che l’Italia ha “perduto l’occasione di intervenire in modo strutturale, come ha fatto la Germania intorno al 2010-2011”, quindi è “inutile piangere sul latte versato perché non possiamo farlo adesso che le regole sono diverse”.

Qualunque intervento statale a sostegno degli istituti in sofferenza dovrebbe infatti rispettare la direttiva BRRD che impone di distribuire le perdite sugli investitori (azionisti e obbligazionisti junior). Circostanza che, nel caso del salvataggio delle 4 banche, si è rivelata dannosa per i risparmiatori che avevano sottoscritto prodotti non sicuri e hanno visto andare in fumo i propri risparmi.

E’ per questo che il Governo vorrebbe trovare un modo alternativo al ‘bail in’ per aiutare le banche sotto stress sui mercati, in un clima ancora incerto per l’Italia dove la fiducia economica è scesa, registrando il peggior calo dell’Eurozona.

Bruxelles monitora la situazione del settore creditizio italiano ma per ora non vede rischi, come ha ribadito lo stesso Juncker. La Commissione guarda ai test sulla liquidità e ai CDS più che ai mercati azionari – che peraltro si sono calmati – e per questo non ritiene giustificato alcun allarmismo.

Ciononostante dialogherà con l’Italia per valutare un eventuale intervento che non violi né le regole sugli aiuti di Stato né la direttiva BRRD. La strada è stretta, ma ci sono alcune eccezioni alla regola che potrebbero essere sfruttate.

Del resto, un cambiamento delle norme è malvisto anche dalla Banca centrale europea: “Se le regole sul bail in vengono tenute in sospeso, allora è veramente la fine dell’unione di mercato come la conosciamo”, ha detto Benoit Coeure’, membro del comitato esecutivo della Bce.

(di Chiara De Felice/ANSA)

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