Taglio stipendi dei parlamentari, nuova sfida del M5S al Pd

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ROMA. – Prima vittoria dei 5 Stelle sul programma di “cambiamento” con cui il Movimento sfida il premier Matteo Renzi dopo i risultati delle amministrative. Il M5s porta infatti a casa la discussione a settembre, in Aula, della sua proposta di taglio degli “stipendi” dei parlamentari, uno dei 5 punti dell’agenda pentastellata accanto al reddito di cittadinanza, all’introduzione di una seria legge anticorruzione e all’abolizione di Irap ed Equitalia.

“Il nostro obiettivo è chiudere entro la fine di settembre” annuncia la capogruppo M5s alla Camera, Laura Castelli, che ha preso parte alla riunione che ha calendarizzato la proposta. “Mi auguro che dopo tante chiacchiere di Renzi sul taglio delle spese la sua maggioranza voti la proposta” aggiunge la deputata che racconta dell’accoglienza “muta” degli altri capigruppo alla comunicazione della Presidente Boldrini.

Per i 5 Stelle lo step di settembre potrebbe essere, come dice il componente del direttorio, Roberto Fico, “una data storica”. Cade, infatti, molto a ridosso del voto sul referendum costituzionale. “E’ ora che Renzi e il Pd passino dalle parole ai fatti. Serve solo la volontà politica di farlo” commenta il deputato campano.

“Renzi ha paura e rivendica il taglio dei costi come conseguenza della sua riforma: ma una cosa è ridurre il numero dei parlamentari abolendo il Senato, altra è il taglio effettivo degli stipendi” nota infatti Castelli.

Con il voto delle amministrative “gli italiani hanno premiato chi lo stipendio se lo è tagliato ed è ora che Renzi ne prenda atto. I parlamentari del Pd e di tutti gli altri partiti continuano a intascarsi uno stipendio d’oro e lauti rimborsi non rendicontati, alla faccia di dieci milioni di italiani in condizioni di povertà. Questa arroganza deve finire” ripetono i pentastellati che chiedono intanto a Renzi di dare l’esempio: “La tua vita da privilegiato con soldi pubblici con l’auto, l’aereo e l’elicottero blu è un insulto per chi non arriva a fine mese”.

Nella proposta dei 5 Stelle l’indennità dei parlamentari dovrebbe passare dagli attuali circa 5 mila euro netti a 5 mila euro lordi, con un drastico taglio degli altri benefit riconosciuti. Il M5s intende infatti eliminare le indennità aggiuntive previste per i parlamentari che svolgono altri incarichi interni alle Camere di appartenenza.

E vogliono ricondurre la diaria, ora sostanzialmente forfettaria, alla sua natura di rimborso spese, limitandola ai soli parlamentari non residenti a Roma e solo per le spese effettivamente sostenute e documentate con un limite massimo di 3.500 euro. Da documentare anche le spese per il cosiddetto esercizio di mandato e per i collaboratori.

Il M5s propone infine di abolire l’assegno di fine mandato e di uniformarlo al Tfr previsto per gli altri lavoratori dipendenti e di recepire a livello legislativo le delibere interne per il superamento dell’istituto del vitalizio.

Molte, infine, le voci al capitolo “trasparenza” per il quale sarebbe possibile consultare sul sito della Camera di appartenenza il rendiconto delle spese anche tramite l’estratto conto della carta di credito emessa per i pagamenti di alloggio, viaggi e soggiorni.

(di Francesca Chiri/ANSA)

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