Napoli: Casina Pompeiana ed il Lungomare più amato del mondo

Pubblicato il 30 giugno 2016 da redazione

napoli

La recente inaugurazione del Punto d’Ascolto dell’Archivio RAI della Canzone Napoletana presso la Casina Pompeiana, affascinante struttura neoclassica risalente al 1870 e situata nella Villa Comunale del capoluogo campano, è una bella notizia.

È una bella notizia per il responsabile di questo progetto, Bruno Marfé, ingegnere dipendente del Comune. È una bella notizia per tutti coloro che si sono battuti con articoli, petizioni, commenti e quant’altro affinché il prezioso patrimonio rappresentato da questo storico archivio restasse a Napoli e non fosse, viceversa, trasferito altrove.

Ed è una bella notizia, infine, per tutti gli appassionati della nostra musica e di tutto ciò che essa rappresenta in Italia e nel mondo intero.

Personalmente, poi, non posso fare a meno di riflettere su quanto curiosi sappiano essere i corsi e ricorsi della storia e della vita. Si dà il caso, infatti, che Bruno sia mio cugino e Nicola Marfé, un nostro prozio omonimo del mio scomparso ma indimenticato papà, fosse un noto paroliere degli ultimi anni dell’Ottocento. Armato soltanto del suo estro e del suo pseudonimo “Don Nicolino”, firmò numerose canzoni napoletane cosiddette “a risposta”.

Ho più di un ricordo, per quanto possano essere vaghi, di questo avo. Ricordi che prendevano forma negli anni più belli dell’infanzia attraverso la narrativa più intima della mia casa, della mia famiglia. Oltre alle parole di mio padre, quelle di un altro zio, più giovane di lui, Corrado Marfé, che ancora oggi custodisce, oltre alla sua memoria, documenti originali, spartiti, testi ed articoli pubblicati su un giornale di cui lo stesso Don Nicolino era al tempo direttore.

Ma è ben oltre il perimetro di questa cornice personale che il discorso suscita interesse. A giudicare dal generale entusiasmo, giunto sin qui a New York, infatti, il progetto piace e molto. Al di là degli addetti ai lavori, lo dicono le persone, di origine napoletana e non.

In occasione di alcuni recenti incontri che hanno avuto luogo presso la Casa Italiana Zerilli-Marimò, uno dei nuclei più prestigiosi della Cultura Italiana nella “Grande Mela”, ho avuto modo di discuterne con diverse voci della nostra Comunità.

«Fa bene al cuore pensare che un Patrimonio così prestigioso e così vasto sia lì, in qualche modo a portata di mano. E soprattutto che mai possa andare disperso». Si esprime così Vito, tradito da un affascinante accento siciliano. Ed aggiunge con un ampio sorriso: «Le mie radici sono a Palermo, ma noi del Sud ci assomigliamo tutti un po’. E poi amo Napoli al punto che una napoletana me la sono sposata cinquant’anni fa!».

La vera e propria adorazione per Napoli è un fenomeno difficile da circoscrivere ad un vicolo, ad un quartiere, ad una città. È un qualcosa di più ampio che valica distanze enormi. E questo progetto, questa nuova casa della “Napoletanità”, rappresenta motivo di vanto e commozione per tutti coloro che, ovunque nel mondo, hanno lasciato all’ombra del Vesuvio un pezzo vivo e vibrante del loro cuore.

Un grazie sincero, autentico, a chi è riuscito a strutturare questo progetto per tutti quanti noi che, da oggi, abbiamo un motivo ulteriore per tornare a passeggiare sul Lungomare che amiamo di più.

Luca Marfé

Twitter: @marfeluca – Instagram: @lucamarfe

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