Rivolta cinesi: notte di guerriglia a Sesto Fiorentino

Pubblicato il 30 giugno 2016 da redazione

Sesto Fiorentino, rivolta dei lavoratori cinesi: alta tensione con le forze dell'Ordine

Sesto Fiorentino, rivolta dei lavoratori cinesi: alta tensione con le forze dell’Ordine

FIRENZE. – I controlli nella Chinatown fiorentina fanno scoppiare la guerriglia notturna: una manifestazione di protesta con centinaia di cinesi, richiamati in piazza a Sesto Fiorentino, sembra soprattutto da un tam tam di sms, è finita a notte fonda dopo un fitto lancio di pietre, bottiglie, lattine e l’inevitabile carica delle forze dell’ ordine.

Tutto era cominciato alcune ore prima quando il titolare dell’impresa controllata avrebbe tentato di impedire l’ispezione e un altro connazionale, dopo i primi tafferugli tra cinesi e carabinieri, bloccando un cancello, avrebbe cercato di impedire l’uscita dei mezzi delle forze dell’ordine e le ambulanze giunte sul posto. Entrambi, poi, sono stati arrestati.

Ha reagito con fermezza il governatore della Toscana Enrico Rossi, che ha messo in campo una serie di misure dopo la tragedia del Macrolotto pratese, quando in una fabbrica di mode gestita da cinesi morirono bruciati sette operai il primo dicembre 2013.

“Un controllo della Asl provoca una rivolta e scontri con le forze dell’ordine. Sia chiaro: il progetto della Regione Toscana per la sicurezza sul lavoro andrà avanti”, ha affermato in mattinata per poi chiedersi se dietro quella rivolta non ci sia la criminalità organizzata.

“Voglio sapere come è stato possibile che nell’arco di un’ora e mezzo, centinaia di persone si siano concentrate davanti all’azienda dove erano in corso i controlli”, ha detto. Stessa preoccupazione è stata avanzata anche dalla Fondazione Caponnetto.

Intanto per tutta la giornata, sia pure senza i toni accesi della notte, la protesta dei cinesi è proseguita spostandosi prima davanti al tribunale dove era in corso il processo per direttissima ai due connazionali (il giudice ha convalidato l’arresto con obbligo di firma) e poi davanti al consolato cinese a Firenze.

In un italiano stentato, in molti hanno detto di voler esprimere solidarietà a due persone “aggredite” e di “volere giustizia”, ma alle domande dei cronisti hanno insistito soprattutto sul fatto che ci sono troppi controlli.

“Invece di arrestare chi ruba, la polizia controlla chi lavora”, ha detto più di un manifestante. L’intenzione, secondo quanto una delegazione ha detto al console cinese, è ora quella di dare vita ad una manifestazione per domenica prossima.

Invoca tuttavia la calma l’Associazione cinese Cervo Bianco che a Prato ha organizzato iniziative per la promozione dell’integrazione fra la comunità italiana e cinese. “Noi – spiega uno degli associati raggiunto al telefono – siamo andati lì per calmare la gente, per tranquillizzare e chiedere di affidarsi alle autorità”.

Chi i cinesi li conosce bene, come don Giovanni Momigli, già parroco di San Donnino, comune della cintura fiorentina con un gran numero di cinesi residenti, invita a capire i cambiamenti della comunità e mette in guardia: “Per loro stare insieme è una necessità, ma solidarietà zero”.

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