Italia in ritardo sul web, frena la crisi dei media

Pubblicato il 06 luglio 2016 da ansa

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ROMA. – Nel 2015 il 28% degli italiani non ha mai navigato sul web e gli accessi a banda ultralarga sono passati dal 3,8% della popolazione del 2014 ad appena il 5,4%. E’ l’immagine di un Paese in affanno nell’universo Internet scattata dall’Agcom nella Relazione annuale al Parlamento.

I ricavi del settore comunicazioni sono scesi dell’1% a 52,6 miliardi, con un calo dell’1,5% nelle tlc e dell’1,2% nei media, che vedono però una battuta d’arresto nel trend recessivo. Soffre l’editoria, mentre sul fronte tv Sky resta regina dei ricavi e con Mediaset e Rai occupa ancora il 90% del mercato. “L’accesso o il non accesso a Internet può essere il nuovo volto della diseguaglianza”, avverte la presidente della Camera Laura Boldrini puntando il dito sul ritardo cronico dell’Italia sul web.

Un’arretratezza sulla quale pesano “un minor livello di specializzazione e cultura digitale e l’invecchiamento della popolazione”, spiega il presidente dell’Autorità Angelo Marcello Cardani. Gli italiani continuano inoltre a preferire l’accesso dagli smartphone (75% contro il 53% degli accessi alla rete fissa) e gli abbonati all’ultra broadband sono solo il 5,4%.

Quanto all’entrata di Enel in questo mercato, attraverso il progetto Open Fiber e il possibile accordo con Metroweb, l’Agcom “seguirà” l’evoluzione, assicura Cardani, aggiungendo che “sarà rilevante la collaborazione con l’Autorità di settore, nonché la verifica dei possibili effetti concorrenziali nel caso di investimenti diretti della società nel settore tlc, anche in prospettiva della nuova analisi di mercato”.

All’attenzione dell’Autorità al fermento nel settore plaude il presidente di Telecom Giuseppe Recchi: “Benvenuta la competizione, ma le regole devono essere uguali per tutti”. Nella ‘torta’ delle tlc, calano ancora i ricavi da telefonia vocale (-8%), mentre crescono quelli da servizi dati (+3,6%, a 5,37 miliardi, che superano ormai i servizi voce.

Nella rete mobile la riduzione dei ricavi sembra invece essersi arrestata: la flessione è appena dello 0,6%. E frena dopo anni la recessione anche nel settore media: i ricavi 2015 scendono dell’1.2%, passando da 14,378 a 14,207 miliardi. Tv e radio occupano la fetta maggiore (8,501 miliardi, +0,8%), cresce Internet (1,708 miliardi, +5,2%), ma è in netto calo ancora l’editoria (3,998 miliardi, -7.5%).

A soffrire sono soprattutto i quotidiani (-6%): la crisi ormai “strutturale”, è la preoccupazione dell’Agcom, “si manifesta anche nella riduzione netta del numero di testate sul mercato” e “ha inevitabili riflessi sull’ampiezza e sulla qualità dei contenuti”.

Sul fronte tv, si conferma la struttura tripolare del mercato, con il 90% dei ricavi 2015 detenuto dai tre big, a podio invariato: Sky regina con una quota del 32,5% (-1%); Mediaset seconda con il 28,4% (+0,4%), tallonata da Rai con il 27,8% (+0,3%). Poi Discovery con il 2,3% (+0,3%) e il gruppo Cairo con l’1,5% (-0,2%). Rai e Mediaset monopolizzano gli ascolti, rispettivamente con il 37% e il 32% nel giorno medio.

Per il futuro della tv pubblica, Cardani ‘sogna’ un orizzonte europeo: “L’idea di Europa che vogliamo, senza muri ideologici e fisici, multiculturale e multirazziale, all’altezza delle sfide mondiali dovrebbe ben avere un comune denominatore dal punto di vista dell’offerta di servizio pubblico”.

L’Ebu lavora già a una Carta dei servizi pubblici europei, ricorda la presidente Rai Monica Maggioni, mentre il dg Antonio Campo Dall’Orto vede una doppia sfida, “continuare a raccontare gli eventi collettivi ma anche puntare su servizi sempre più personalizzati”.

Puntuale nella Relazione Agcom il richiamo alla par condicio. “E’ una legge vecchia”, che “non piace a nessuno, né a destra né a sinistra, eppure nessuno si assume la responsabilità politica di riformarla, salvo poi puntare il dito contro l’Autorità”, è la bacchettata di Cardani, più volte chiamato in causa anche durante l’ultima campagna elettorale.

La Boldrini, però, chiama Agcom e Vigilanza a un nuovo sforzo, in vista del referendum costituzionale, per garantire pari cittadinanza al sì e al no.

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