Obama, in campo per Clinton. Effetto Brexit negli States

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Flavia Romani

NEW YORK – L’FBI assolve Hillary Clinton e immediatamente il presidente della Repubblica, Barack Obama, incorona l’ex First Lady e scende definitivamente in campo al suo fianco.

Il capitolo del “mail-gate”, che aveva procurato tanti dolori di testa alla candidata democratica e che era stato abilmente strumentalizzato da Donald Trump e dai suoi seguaci per cercare di distruggere la reputazione dell’avversaria nella corsa alla “Casa Bianca”, è stato ufficialmente archiviato.

L’FBI ci ha messo sopra una pietra definendo quello di Clinton “un comportamento negligente” ma nel quale non è stato ravvisato “nessun reato”. Ovviamente, il magnate del mattone ha subito gridato allo scandalo. E sottolineato che l’assoluzione, senza se e senza ma, della sua avversaria è la dimostrazione lampante della corruzione che impera nel “sistema” che promette di pulire e rendere limpido.

Quella della Carolina del Nord, per il momento, è stata la manifestazione più importante organizzata dalla candidata democratica fino ad oggi. Il presidente Obama già le aveva dato il suo endorsement. Ma, in questa occasione, il primo capo di Stato afroamericano l’ha voluto sottolineare non solo salendo egli stesso sul palco a Charlotte a fianco del suo ex Segretario di Stato ma anche concedendole di salire sull’Air Foce One, l’aereo presidenziale. Insomma, quasi a voler consegnarle prematuramente il testimone.

Il presidente Obama, poi, dal palco ha assicurato che non vi è in questo momento negli States una miglior candidata alla quale affidare le sorti del Paese.

– Sono con lei – ha ribadito -. Sono qui in Carolina del Nord perché credo in Hillary Clinton e voglio che anche voi ci crediate. Aiutatela a farla diventare il prossimo presidente.

Ha quindi sottolineato che “la scelta è tra due visioni molto diverse del futuro dell’America”.
– Non è semplicemente la scelta tra destra e sinistra – ha precisato – Ma tra un passato immaginario e il futuro. E Hillary non ha paura del futuro. La presidenza non è un “reality show” – ha ripetuto – Clinton è determinata e onesta. E’ in politica per gli stessi motivi per i quali ci sono io: per migliorare la vita delle persone.

Trump, intanto, continua a perdere terreno. Dopo essere stato nel Top dei sondaggi e aver visto la sua candidatura crescere come la schiuma, pare aver iniziato la parabola discendente. I suoi discorsi radicali cominciano a stancare. Sicuramente non accendono più l’entusiasmo dell’americano ultra-conservatore.

In particolare, di alcune fasce di agricoltori, allevatori o esponenti della classe media bassa fino a ieri permeabile ai discorsi populisti in cui si ricorda la grandezza della nazione e si promette di restituirla agli antichi splendori.

Parallelamente alla campagna elettorale, gli analisti, dopo lo shock iniziale, cercano di capire quali possano essere realmente gli effetti del Brexit negli “States”. E come l’avvenimento politico che ha scosso le fondamenta dell’Unione Europea possa incidere sul futuro dei candidati. Per il momento, pare evidente che le conseguenze siano almeno due.

Da un lato, le ripercussioni che ormai tutti considerano inevitabili – leggasi, svalutazione della sterlina, stagnazione dell’economia inglese, sussulti nel suo sistema finanziario, incremento della disoccupazione nell’isola– potrebbero promuovere l’“effetto boomerang” nella campagna di Trump, che ha difeso la Brexit e che, con i suoi discorsi populisti, caldeggia la tesi del protezionismo e della xenofobia cavalcando i sentimenti nazionalisti degli americani. D’altronde protezionismo, xenofobia, nazionalismo sono gli stessi sentimenti che hanno provocato la Brexit.

Dall’altro, la Brexit potrebbe contagiare i mercati americani, frenare la crescita dell’economia e bloccare l’incremento dell’occupazione. Ciò, alle porte delle elezioni presidenziali, darebbe a Trump nuovi argomenti. La Brexit, quindi, si potrebbe trasformare in una spinta importante alla candidatura del Tycoon capace di catapultarlo alla “Casa Bianca”.

Per il momento, comunque, l’unica cosa certa è che, dopo il Referendum in Gran Bretagna, tutti si chiedono se effettivamente vi sarà un effetto dominò e se i movimenti degli euroscettici riusciranno a distruggere l’Unione Europea che ha assicurato oltre 70 anni di pace in un continente che era dilaniato dalle guerre. Gli americani si chiedono anche quale paese, dopo l’uscita del Regno Unito , potrà sostituire l’Inghilterra come ponte sicuro tra Gli Stati Uniti e l’Europa.

Certo, come ha affermato il premio Nobel Paul Krugman, non tutto sarà negativo con la Brexit. L’economista è convinto che vi potranno anche essere effetti positivi. Ad esempio, l’uscita della Gran Bretagna favorirebbe la lotta al riciclaggio, all’evasione fiscale e alla speculazione bancaria. Stando agli esperti, Londra, fino a ieri, esercitava un effetto negativo in tal senso.

Inoltre, la Brexit potrebbe provocare un riaccomodo negli assetti finanziari di non poche multinazionali che, oggi, hanno la propria sede a Londra. Queste potrebbero decidere, e quasi sicuramente lo faranno, di trasferire le sedi principali in altri paesi dell’Unione. Favorite potrebbero essere la Germania, la Francia, l’Olanda e, più in generale, le economie del nord Europa.

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