Torna l’incertezza nelle famiglie, pesano crisi e criminalità

Pubblicato il 06 luglio 2016 da ansa

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ROMA. – Torna l’incertezza delle famiglie che, rispetto a un anno fa, si sentono più insicure. Quasi un italiano su due (43%) segnala un senso di maggiore incertezza e prospettive poco rassicuranti in confronto a 12 mesi fa, sul piano personale ma anche riguardo all’economia italiana e internazionale. Emerge da un sondaggio Confesercenti-SWG.

Certo, sapere che ogni giorno vengono commessi in Italia quasi 8mila reati (7.700) e 6.300 rimangono impuniti non aiuta, come sottolinea il presidente di Confesercenti, Massimo Vivoli. Il crescere del sentimento di incertezza non dipende solo da una microcriminalità insidiosa, ma – per il 55% – è legato a doppio filo agli attuali scenari internazionali: l’aumento dei flussi di migranti (il 31%), gli attacchi terroristici (14%), fino alla Brexit (10%).

Più di tutti però gli italiani non si scrollano di dosso il fantasma della crisi: la ripresa economica che non decolla è il maggiore fattore d’incertezza per il 45% degli intervistati. Nel complesso, solo uno su 5 (21%) dice di sentirsi più sicuro dello scorso anno, mentre il 36% non rileva cambiamenti.

”E non dormono sonni tranquilli i colleghi negozianti: anche oggi in Italia 308 esercizi commerciali subiranno furti e rapine” sottolinea Vivoli che dal palco dell’assemblea annuale dell’associazione, chiede ”elevata priorità” per misure che possono ridurre il grado di insicurezza fisica dei cittadini, soprattutto nelle città. Un dato che più di altri spiega il dilagare di un senso di insicurezza, ”è la contrazione ampia, inattesa, diffusa, del reddito disponibile delle famiglie” negli anni della crisi, segnala un rapporto Cer-Eures per Confesercenti.

Dall’inizio della crisi ogni cittadino ha visto andare in fumo 2.100 euro di potere d’acquisto. E in due anni di ‘ripresa’ (2014-15) ha recuperato appena 180 euro. La preoccupazione per le famiglie è tangibile. Tra il 2007-2013 il potere d’acquisto dei nuclei familiari è crollato del 10,6%, una perdita superiore ai 118 miliardi di euro, oltre 2.100 euro a testa.

Nel biennio 2014-15, meno dell’1% della perdita subita è stata recuperata. Il crollo del reddito ha portato a tagli della spesa media familiare, 160 euro al mese in meno rispetto a prima della crisi, nonostante il piccolo recupero (+0,7%) del 2015. Oltre al giro di vite sul ‘superfluo’ e anche sui consumi ‘necessari’, è in leggera crescita (dal 5,8% del 2014 al 6,1% del 2015) il tasso di insolvenza delle famiglie.

Inesorabile poi l’aumento delle saracinesche abbassate nei centri storici: la Confesercenti stima oltre 650mila locali commerciali sfitti quest’anno. ”Il ripristino del senso di sicurezza per un imprenditore, è anche costituito dalle condizioni del credito. Oggi siamo di fronte a una vera emergenza” denuncia ancora Vivoli.

Dal 2011 al 2015, la stretta del rubinetto del credito è stata pari a 190 miliardi di prestiti in meno. ”E’ come se fossero stati sottratti 31.000 euro ad ognuna delle oltre 6 milioni di imprese in Italia”.

Il tutto in un Paese spezzato in due in quanto a reddito: Nord e Centro con reddito pro-capite medio di 19.000 euro da un lato, Sud con reddito pro capite medio di 12.000. ”Eppure – ricorda il presidente di Confesercenti – dal rilancio dell’economia del sud passa anche la crescita di tutto il Paese”.

(di Paola Barbetti/ANSA)

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