Mafia: dopo gli arresti si discute sul modello Expo

Pubblicato il 07 luglio 2016 da ansa

Mafia ed Expo

Mafia ed Expo

MILANO. – Nessuna responsabilità penale né per Fiera Milano né per Expo ma la partecipazione, messa in luce da un’inchiesta della Dda di Milano, di un consorzio di cooperative risultato legato ad una organizzazione mafiosa ha sollevato una serie di polemiche e dubbi sull’efficacia dei controlli messi in piedi in quello che è stato definito il “Modello Expo”. Un protocollo di legalità preso anche dall’Ocse come esempio di buone pratiche.

Secondo l’inchiesta, che ha portato all’arresto di 11 persone, le cooperative del consorzio Dominus Scarl erano intestate a prestanome di Giuseppe Nastasi legato, per gli inquirenti, alla famiglia mafiosa degli Accardo di Partanna. Cooperative che, eludendo i controlli, hanno curato in subappalto da Nolostand alcuni allestimenti tra cui i padiglioni della Francia e del Qatar.

“Non ci sono responsabilità penali in capo a ente fiera o ad Expo”, ha subito chiarito il procuratore aggiunto Ilda Boccassini. “Qua non c’è il tema che Expo non ha controllato, è Nolostand (società di Fiera Milano ora commissariata, ndr) che non ha controllato e questa non è un’indagine su Fiera Milano ma sul consorzio di Nastasi che si è infiltrato in Fiera” ha aggiunto Paolo Storari.

Ma la precisazione non è bastata a disinnescare le polemiche. “Penso che questa indagine sia utile per fare luce su zone d’ombra che evidentemente non erano ancora state verificate nella gestione di Expo” ha commentato il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, che intende sentire anche i vertici della Fiera.

“In alcuni settori erano stati allentati i controlli, oggi oggetto dell’inchiesta della procura di Milano”, ha tuonato la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi, ricordando che la commissione aveva “lanciato un’allerta su alcuni contratti, appalti e concessioni operati da Expo 2015 Spa”.

Non è che il sistema di controlli sia da buttare, anzi. “Gli anticorpi hanno funzionato, ma le infiltrazioni criminali ci sono comunque state dove si sono allargate le maglie”.

Che c’erano maglie da stringere lo aveva detto, anzi scritto nella sua sesta relazione anche il comitato antimafia del Comune preoccupato da possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nei Padiglioni. “Lo abbiamo detto e scritto e non in modo annacquato”, ha spiegato il presidente del comitato Nando Dalla Chiesa.

Lì era più facile entrare per le mafie perché il sistema di controlli (che hanno portato a estromettere circa 80 imprese da Expo) previsti dal protocollo per la legalità sottoscritto da Expo, per i padiglioni non era obbligatorio. Dovevano essere i singoli Paesi a sottoscriverlo.

Secondo Dalla Chiesa, “è possibile che saltino fuori altri casi, ma comunque li abbiamo arginati. Le mafie sono riuscite sicuramente a fare meno di quanto volevano fare grazie ai controlli”. “E’ un bene proseguire su questa strada e dimostrare così la capacità del sistema Italia di contrastare il malaffare” ha detto il sindaco Beppe Sala. “La battaglia per la legalità – ha concluso – non deve fermarsi mai”.

(di Bianca Maria Manfredi/ANSA)

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