Ripartono i consumi italiani, più carne e cene fuori

Una persona fa la spesa al supermercato, Bologna, 12 novembre 2014. ANSA/GIORGIO BENVENUTI
Una persona fa la spesa al supermercato, Bologna, 12 novembre 2014. ANSA/GIORGIO BENVENUTI
Una persona fa la spesa al supermercato, Bologna, 12 novembre 2014. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

ROMA. – Più cene fuori e notti in albergo. Più grigliate di carne e serate al cinema o a teatro, ma non per tutti. L’Istat vede i consumi delle famiglie italiane in timida ripresa nel 2015 con una spesa media che risale a 2.499 euro e 37 centesimi al mese, dieci euro in più rispetto all’anno prima.

La crescita è appena dello 0,4%, “di questo passo ci vorranno 30 anni per tornare ai livelli pre-crisi”, fa notare il Codacons, mentre l’Unione nazionale dei consumatori stima che per la classica famiglia di quattro persone i consumi scendono ancora lo scorso anno, di 31 euro.

Eppure ci sono dei segnali di svolta nelle abitudini di spesa: per la prima volta dal 2011 si arresta il calo dei consumi di carne, e tornano in espansione le uscite per hotel e ristoranti (+11%). Aumentano più della media anche le spese alimentari in generale e quelle per beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura.

Ne emerge che una parte crescente del Paese è meno tirata negli acquisti, ma al tempo stesso la maggioranza continua a risparmiare ovunque possibile. Una famiglia su due cerca di fare economie sul cibo, altrettanti rinunciano del tutto a viaggi e vacanze mentre c’è un 20% che tenta di limare persino le spese sulla salute.

Le disuguaglianze nel Paese, del resto, sono profonde: 1.300 euro separano i consumi dell’ultima regione per spesa, la Calabria, da quelli della prima, la Lombardia, e un divario analogo divide le famiglie operaie da quelle degli imprenditori.

Le famiglie di stranieri spendono mille euro al mese in meno di quelle di soli italiani. Mentre quelle di laureati hanno consumi due volte superiori rispetto a quelle dove il capofamiglia ha la licenza elementare o non ha titolo di studio.

Infine all’aumentare della dimensione della famiglia, aumenta il suo rischio di trovarsi agli ultimi posti per livello di consumi, calcolati come spesa familiare equivalente.

Per rafforzare le misure di sostegno per i figli a carico, la commissione Finanze del Senato ha all’esame un disegno di legge del Pd, che vede come primo firmatario Stefano Lepri. Il ddl propone di sostituire le misure attuali con un intervento unico, che si assottiglierebbe tra i 50 e i 70 mila euro di reddito, e potrebbe arrivare a garantire 150 euro al mese per figlio a carico fino ai 18 anni e 100 euro dai 18 ai 25.

A oggi, gli interventi di welfare per le famiglie sono pari al 4,1% della spesa per le prestazioni sociali, un “valore tra i più bassi in Europa”, mentre il 50,7% della spesa viene assorbito dalla tutela della vecchiaia – secondo i dati presentati dal presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, in un’audizione, relativi al 2013.

Più in dettaglio, quattro famiglie con figli a carico su dieci ricevono assegni familiari, che portano nelle loro tasche in media 1.155 euro l’anno. A questi si aggiungono le detrazioni Irpef per i figli, che valgono complessivamente 7,8 miliardi e vanno principalmente alle famiglie benestanti.

Solo il 16,5% del beneficio è destinato infatti alle famiglie a rischio povertà, mentre quasi il doppio (30%) arriva alle famiglie con un reddito più che doppio rispetto alla soglia di rischio. Si arriva così a spendere un miliardo e 100 milioni per aumentare il reddito del quinto più ricco della popolazione di meno dell’1%.

(di Chiara Munafò/ANSA)

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