Nelle Marche 3.500 profughi, tra disagio e tensioni

Pubblicato il 07 luglio 2016 da ansa

marche

ANCONA. – Le Marche scoprono dopo l’omicidio a sfondo razziale di Fermo che in anni di pesante crisi economica, incertezza del futuro e disagio sociale crescente il volto di una regione modello per capacità di integrazione è in parte cambiato.

La maggioranza dei cittadini ha assorbito senza ostilità, anzi spesso con generosità, la sistemazione di 3.500 profughi provenienti dagli sbarchi. Ma piccoli segnali di malessere e rifiuto, certo non paragonabili con l’assurda aggressione contestata all’omicida di Emmanuel, l’ultrà Amedeo Mancini, c’erano già stati.

Ripetute manifestazioni di residenti contro l’ipotesi di realizzare un centro di prima accoglienza a Camerano (Ancona), scritte xenofobe contro il possibile arrivo a Castelplanio di un certo numero di richiedenti asilo tracciate da ignoti nella villetta di un privato che si era dichiarato pronto a ospitarli.

Le cronache registrano poi presidi e proteste davanti all’Hotel House di Porto Recanati, un condominio multietnico di 2 mila appartamenti, in gran parte abitato da immigrati nordafricani, spesso anche al centro di operazioni di polizia contro spaccio e traffici illegali.

E, per finire, la strana scia di ordigni artigianali fatti esplodere davanti al Duomo e a tre chiese di Fermo, mai rivendicati: raid che forse hanno a che fare con il notevole sforzo di accoglienza prodotto dalla Diocesi e dalla Caritas in Veritate di don Vinicio Albanesi, che avevano dato un tetto anche ad Emmanuel e alla compagna Chynery; o forse no.

Ma le Marche, con il Comune di Pesaro a fare da apripista, e altri a seguire, sono state anche la prima regione a siglare protocolli di collaborazione fra Comuni, Prefetture e associazioni di volontariato per garantire ai richiedenti asilo la possibilità di svolgere volontariato nel settore della manutenzione del verde pubblico e in altri campi utili.

Il numero più consistente di migranti da sbarchi ospitati nella regione è ad Ancona, con 988 persone. Seguono la provincia di Macerata, con 813 migranti, da quella di Pesaro Urbino, con 743, e Ascoli Piceno, con 503 profughi. Fermo ha la quota più piccola, 453 migranti, compresi i 124 accolti nel seminario vescovile, che aveva aperto le porte anche a Emmanuel e Chynery.

”In genere si tratta di percentuali legate all’indice demografico locale – spiega De Biagi – e, nel complesso, le Marche ospitano il 2,65% degli sbarcati in Italia: due o tre migranti ogni 100 abitanti”.

Numeri modesti. Ma forse, come osserva don Albanesi, “qui ci sono paesi immobili da centinaia di anni”, che non hanno mai visto forestieri, mentre i migranti spesso ”restano senza risposte per uno, a volte anche 2 anni. Occorre regolare le loro posizioni da un lato e tranquillizzare la gente del posto dall’altro”.

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