Quel Contismo da preservare

Antonio Conte con il giornalista Emilio Buttaro

Il suo nome non potrà essere accostato a quello di Ferruccio Valcareggi o di Enzo Bearzot e neppure ai più “contemporanei” Marcello Lippi o Cesare Prandelli, insomma quelli che la Germania l’hanno schiacciata per mezzo secolo. Antonio Conte questo tipo di impresa l’ha soltanto accarezzata insieme a tutti gli italiani che nelle ultime tre settimane hanno vissuto l’Europeo con un ritrovato senso di patriottismo. E’ proprio questa la vera impresa del tecnico pugliese: aver fatto rinascere l’amore per i colori azzurri e aver riavvicinato la Nazionale alla gente anche grazie a quella nuova filosofia chiamata Contismo. L’ex allenatore di Bari e Juventus ha preso in mano la causa tricolore dopo il Mondiale brasiliano portandola tra le prime otto d’Europa e ad un passo dalla semifinale. Ha cercato di trasformare la squadra in un club ed è riuscito ad andarci molto vicino, costruendo in un mese e mezzo un gruppo vero, compatto, con una precisa idea di gioco e un carattere a sua immagine e somiglianza. Nel preparare l’Europeo ha capito che sul piano della tecnica e della qualità non avrebbe potuto giocarsela alla pari con le più forti e allora sotto con la squadra fisica, tutto cuore, concentrazione e organizzazione. Così, una buona riserva del Southampton diventa uno dei migliori della spedizione francese, un folletto come Giaccherini è insostituibile ed un centrocampista di nome Sturaro da esordiente in azzurro, si trasforma quasi nella carta vincente contro i Panzer. Già, perchè il Contismo è proprio questo: la vittoria dell’organizzazione contro tutto e tutti, a prescindere dal risultato. In Francia e non solo lo hanno capito in tanti al punto che Conte è diventato anche un fenomeno di comunicazione, la sua esultanza contro la Spagna ha fatto il giro di tutte le principali testate giornalistiche europee, divenendo così un personaggio trasversale e non più soltanto l’ex allenatore della Juventus. Prima di inciampare a undici metri dalla semifinale ha saputo dribblare diversi ostacoli: dagli infortuni illustri anche preraduno allo scetticismo generale per un gruppo con poca qualità, dai numerosi antipatizzanti personali a un tabellone malefico. Forse con lui ancora in panchina, l’Italia avrebbe davvero potuto costruire qualcosa di grande in vista di Russia 2018 ma la vita è fatta anche di scelte e le scelte vanno rispettate. Anche se il suo nome non sarà accanto a quello di illustri predecessori che hanno fatto piangere i tedeschi, il Contismo rimarrà un fenomeno da ricordare e da raccontare. Non è dato sapere se sarà un addio o un arrivederci quello tra Conte e i colori azzurri ma sicuramente la nuova Nazionale di Ventura dovrà ripartire proprio da quel carattere per provare ad aprire un nuovo ciclo vincente.

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