Bagno di sangue in Sud Sudan, 200 morti in due giorni

Pubblicato il 11 luglio 2016 da redazione

sudan

CARACAS. – E’ prevista una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ma è già arrivato l’appello del segretario generale Ban Ki-moon a Kiir e Machar di fare quanto possibile per far cessare “questa insensata e inaccettabile violenza che ha il potenziale di far regredire i progressi fatti finora nel processo di pace”.

Ban, che si è detto “scioccato e inorridito” dalla violenza degli scontri e ha chiesto “azioni determinate” per riprendere il controllo della situazione, ha confermato che basi dell’Onu e siti di protezione dei civili sono rimasti presi nel fuoco incrociato.

Almeno 200 morti, forse di più. E’ il bilancio ancora provvisorio degli scontri degli ultimi due giorni a Juba, capitale del Sud Sudan, tra le forze fedeli al presidente Salva Kiir e quelle che appoggiano il primo vicepresidente Riek Machar.

I combattimenti proseguono nei pressi delle caserme della città e vicino a una base dell’Onu, il giorno dopo il quinto anniversario dell’indipendenza dello Stato più giovane del mondo.

“Le condizioni sono veramente brutte. Da questa parte abbiamo molte vittime, penso circa 50 o 60 oltre a quelle di ieri (secondo alcune fonti almeno 150,ndr)”, ha detto il capo della sicurezza di una clinica nella base Onu, Budbud Chol.

“Abbiamo vittime civili. Granate con propulsione a razzo hanno colpito la base ferendo otto persone”, ha proseguito, spiegando che almeno una persona é morta nella base. Un appello è giunto anche dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

“#Juba. Di nuovo in guerra civile in Sud Sudan. Italia chiede di far tacere le armi” ha scritto in un tweet il capo della diplomazia italiana sottolineando che l’Unità di crisi della Farnesina è “in contatto con i nostri connazionali” presenti nel Paese africano.

Gli scontri tra le opposte fazioni sono costati in due anni e mezzo decine di migliaia di morti e hanno provocato una grave crisi umanitaria in un Paese già poverissimo nonostante le ingenti riserve petrolifere.

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