Renzi, referendum tra ottobre e novembre

Pubblicato il 11 luglio 2016 da redazione

renzi

ROMA. – Non vede l’ora di fare una campagna elettorale Matteo Renzi che, due anni dopo l’ingresso a Palazzo Chigi, annuncia che metterà nero su bianco la ricostruzione di come si passò dall”Enrico stai sereno’ alla sfiducia del Pd al suo premier. In attesa delle politiche, però, il premier si butterà nella campagna per il referendum che “a naso” si svolgerà tra ottobre ed il 6 novembre.

“Non ho paura” sull’esito, scommette il leader dem negando di aver moderato i toni per timore di una sconfitta e tirando dritto sul quesito unico sostenuto dal governo perchè “la Costituzione non si cambia à la carte”.

Nonostante non voglia ammettere di aver cambiato strategia, Renzi riconosce che forse l’impressione di essere stato troppo sicuro e arrogante lo ha danneggiato. Per questo in vista del referendum istituzionale – dice – “non aprirò più bocca sul mio futuro” politico.

Che non vuol dire che in caso di sconfitta il premier non trarrà le conseguenze ma che per vincere il referendum il governo insisterà sui temi di merito. E, pur escludendo paralleli con Brexit, il segretario dem ammette di aver imparato da Cameron una lezione: “Non bisogna mai utilizzare le istituzioni per regolare i conti con la minoranza interna”.

Per compattare il partito sul referendum, ai vertici del Nazareno si lavora ancora per cercare una tregua con la minoranza fino al congresso, evitando lacerazioni dannose sull’esito della riforma istituzionale. Ed è proprio spiegando i vantaggi di una riforma che “riduce la politica ed i suoi costi” che Renzi pensa che un elettore M5S o della Lega potrà votare a favore.

Se la data del voto non è ancora certa – oggi il leader dem parla per la prima volta di un’ipotesi del 6 novembre – va in soffitta l’ipotesi dello spacchettamento del quesito, sostenuto dai radicali. E valutato, ma poi scartato, nella maggioranza per la difficoltà del Pd di spiegare agli elettori come si possa sostenere il quesito unico e la riforma votata per parti.

“A mio avviso lo spacchettamento non sta in piedi”, chiude la porta il premier. Che si tiene lontano dall’impegnare il governo anche in una riforma dell’Italicum, chiesta dalla minoranza ma anche dagli alleati di governo.

“Per me ora c’è una legge e prima non c’era, era stata cancellata dalla Consulta, se il Parlamento è in grado di farne un’altra si accomodi”, è la linea del presidente del consiglio. Se sull’esito del referendum è ottimista il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che alla Bbc spiega che “non sarà sul governo”, le opposizioni non sono disposte a fare sconti.

Fi conferma la linea dura del No e solo dopo il partito di Silvio Berlusconi lavorerà per cambiare l’Italicum. E anche da Tel Aviv Luigi Di Maio assicura che M5S sarà impegnata anche ad agosto per la vittoria del no al referendum. Ma il leader grillino non fa paura a Renzi: “Non credo che sarà il mio successore”.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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