Padoan difende le banche italiane, in Ue percezione distorta

Dutch Finance Minister and chair of the eurogroup finance ministers Jeroen Dijsselbloem, left, speaks with Italian Minister for Economy and Finances Pier Carlo Padoan at the start of the Economic and Financial Affairs Council meeting at the EU Council building in Brussels, Belgium, Tuesday, July 12, 2016. (ANSA/AP Photo/Darko Vojinovic)
Dutch Finance Minister and chair of the eurogroup finance ministers Jeroen Dijsselbloem, left, speaks with Italian Minister for Economy and Finances Pier Carlo Padoan at the start of the Economic and Financial Affairs Council meeting at the EU Council building in Brussels, Belgium, Tuesday, July 12, 2016. (ANSA/AP Photo/Darko Vojinovic)
Dutch Finance Minister and chair of the eurogroup finance ministers Jeroen Dijsselbloem, left, speaks with Italian Minister for Economy and Finances Pier Carlo Padoan at the start of the Economic and Financial Affairs Council meeting at the EU Council building in Brussels, Belgium, Tuesday, July 12, 2016. (ANSA/AP Photo/Darko Vojinovic)

BRUXELLES. – Nonostante le banche italiane non fossero in alcun modo nell’agenda di Eurogruppo ed Ecofin, nella due giorni di riunioni l’attenzione sul tema è rimasta altissima. Frutto, secondo il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, di una percezione “totalmente distorta” del sistema bancario italiano che invece “rimane solido”, anche se Bankitalia segnala un picco di sofferenze, salite a 200 miliardi.

La trattativa con Bruxelles comunque procede, e il ministro si aspetta un accordo “molto presto”. Segnali positivi anche dalla cancelliera Merkel, convinta che le questioni “possano essere risolte bene”.

Padoan difende il sistema italiano che certamente “è passato da tre anni di recessione profonda da cui sta uscendo”, ma “ci sono molte poche specifiche criticità”. Quindi “il fatto che qualcuno dica che il rischio generato sia così elevato è totalmente infondato”.

Il ministro nota “una percezione del sistema bancario italiano che è totalmente distorta in termini di numeri, di sofferenze, di ciò che è necessario capitalizzare”, ha detto al termine dell’Ecofin, ribadendo di aver letto e sentito dai media in questi giorni molte cose non vere.

Non è facile contrastare una percezione distorta, quando anche alcuni esponenti di governi europei la cavalcano: “Tutti parlano di Brexit come di un grosso problema, ma è solo speculazione. Un problema più grande per l’Europa potrebbe essere la salute di alcune banche italiane”, ha twittato durante l’Ecofin il ministro dell’economia della Repubblica Ceca Andrej Babis.

Nonostante i rumori di fondo, la trattativa prosegue e Padoan vede “molto presto” un accordo “nell’interesse dell’Italia, del’Ue e all’interno delle regole”.

Anche il ministro tedesco Wolfgang Schaeuble vede “margini per intervenire sulle banche italiane, anche se resta aperta la questione degli aiuti di Stato”. Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, conferma che ci sono varie ipotesi sul tavolo, tutte rispettose delle regole europee e senza “effetti negativi sugli investitori retail”.

Un punto fermo per Padoan è infatti “la totale protezione delle famiglie e dei risparmiatori”, su cui il Governo è impegnato al massimo. Si cerca quindi uno strumento “di natura precauzionale, come già fatto per la liquidità”, ma “solo se serve e con l’obiettivo di sostenere, se necessario, le operazioni di mercato”.

Siamo lontani quindi dall’idea di un paracadute da 150 miliardi di fondi pubblici per le banche europee, evocata dal capo economista della Deutsche Bank. Un’ipotesi che, spiega il ministro, lo appassiona solo a livello accademico, ma non quando si passa sul piano della realtà.

Secondo Standard and Poor’s, “il crescente euroscetticismo in alcuni Paesi e le incertezze economiche e finanziarie” scaturite dalla Brexit “potrebbero dare al governo italiano un certo potere contrattuale nelle discussioni” con Bruxelles. E in effetti, ha sottolineato Padoan, l’Ecofin è concorde nel considerare il referendum britannico un fattore “che ha fatto emergere instabilità in tutto il sistema bancario europeo”, e non solo nel sistema italiano.

(di Chiara De Felice/ANSA)

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