Brexit: Labour alla resa dei conti, Corbyn contro Eagle

Pubblicato il 12 luglio 2016 da redazione

Corbyn con Cameron

Corbyn con Cameron

CARACAS. – E’ conto alla rovescia nel Labour britannico per il redde rationem sul futuro di un partito spaccato in due e a rischio di scissione: salvo ricorsi in tribunale, la sfida fra Corbyn, 67 anni, pacifista storico e socialista tradizionale, e la ex ministra ombra Angela Eagle, 55 anni, centrista, gay dichiarata e favorevole a suo tempo alla guerra in Iraq, è destinata a passare al giudizio degli iscritti.

Jeremy Corbyn resta in corsa per difendere la sua leadership; l’ha deciso il comitato esecutivo, a voto segreto e dopo un dibattito drammatico, accettandone la candidatura come automatica. E ora potrà raccogliere la sfida lanciatagli in settimana da Angela Eagle, espressione del gruppo parlamentare ribellatosi in massa alla sua linea radicale e anti-austerity.

La decisione potrebbe essere contestata in tribunale dai ribelli. I pareri legali sul diritto del segretario di combattere per la sua sopravvivenza senza passare per una nuova raccolta di firme tra i parlamentari era stato invocato con forza dai corbyniani della sinistra interna e dai sindacati, schierati da sempre con lui.

Al contrario, gli oppositori evocavano la necessità di un consenso preventivo fra i deputati, prima che della base, per tutelare il “parlamentarismo fra i valori” fondanti del Labour.

Corbyn, eletto nel settembre scorso con un consenso record, il 60% dei voti, resta favorito. Ma secondo alcuni analisti citati dal Guardian online questa volta la partita potrebbe essere più serrata. Le scadenze del resto vanno ancora fissate, mentre non è escluso che venga fuori almeno una terza candidatura, quella di un altro ex ministro ombra, il ‘giovane’ Owen Smith, più a sinistra della Eagle, meno di Corbyn.

Il clima nel partito resta comunque incandescente: lo stesso Corbyn ha condannato il lancio di un mattone che ha rotto una finestra del comitato elettorale nel collegio di Angela Eagle, mentre i contestatori lo accusano di non fare abbastanza per tenere a bada gli attivisti più esagitati.

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