La maggioranza tiene al Senato. Comitato del Sì supera il tetto delle firme

Pubblicato il 13 luglio 2016 da redazione

Renzi e Alfano

Renzi e Alfano

ROMA. – La maggioranza serra i ranghi e Ncd decide di lasciare i malumori interni alla resa dei conti serale con il leader Angelino Alfano che però mostra i muscoli subito prima di incontrare i suoi senatori: “credo che tutti i bluffatori siano stati smentiti dal chiaro gioco pubblico di questa sera in cui si è visto chiaramente come senza di noi questo governo non abbia la maggioranza, con noi può prescindere da tutti gli altri”.

Dopo giorni di tensione, comunque, Matteo Renzi può tirare un sospiro di sollievo: al Senato sul ddl Enti Locali la maggioranza conta 167 sì più 17 voti aggiuntivi degli uomini di Verdini e Tosi, ben oltre la maggioranza assoluta richiesta per far passare il provvedimento e ridare fiato al governo. Che oggi può festeggiare il traguardo delle 500mila firme popolari per il referendum, obiettivo che invece il Comitato del No non riesce a centrare.

Su Palazzo Madama si erano scaricate le attenzioni ed i timori sulla tenuta della maggioranza tra pressing di modifiche per l’Italicum e timori sull’esito del referendum dopo l’andamento delle amministrative. “Tanto rumore per nulla”, esulta il Pd che comunque qualche timore l’aveva visto tanto che i senatori avevano l’ordine tassativo di stare tutti in Aula.

D’altra parte una correzione di rotta, nell’ultima settimana, c’è stata: il premier ha invitato tutti a mettere la faccia sul referendum proprio per consentire di spersonalizzarlo dalla partita su di lui e sul governo e in direzione non solo la minoranza ma anche Dario Francheschini hanno chiesto di riflettere su modifiche all’Italicum dopo il voto sulla riforma costituzionale.

L'”esplorazione”, come viene chiamata un po’ scherzosamente in Transatlantico, di Lorenzo Guerini è partita: il vicesegretario sta sondando le varie correnti del Pd ed i partiti di maggioranza per capire se ci sono margini per correzioni chirurgiche all’Italicum.

Un sondaggio che non porterà, per ora, ad aprire alcun tavolo: tutto è rinviato a dopo il referendum e comunque Renzi ha fatto capire che il governo non entrerà in scena. Ma che sembra servire a placare gli animi anche dentro il Pd.

Pier Luigi Bersani, in un’intervista a Die Zeit, rassicura che “nessuno della minoranza pensa che il premier debba essere mandato a casa”, non vede rischi di instabilità per il governo anche se contesta la personalizzazione del leader dem che estromette la sinistra interna.

Comincia ad entrare nel vivo, nel frattempo, la partita referendaria anche se la data non è ancora fissata: non senza difficoltà, il Comitato del sì consegnerà in Cassazione tra le 560mila e le 580mila firme a sostegno del quesito.

Risultato invece fallito dal Comitato del No che si ferma a quota 300mila causa, denuncia Vincenzo Vita, un silenzio mediatico totale “grave e greve”. Colpa anche, denuncia qualcuno dei partiti di opposizione, dello scarso impegno M5S nella raccolta delle firme mentre Fi annuncia l’avvio della campagna referendaria “appuntamento politico decisivo della prossima stagione”.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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