L’altra Italia: Bianca Delli Priscoli

Pubblicato il 13 luglio 2016 da redazione

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Bianca è una ballerina di 24 anni, viene da Salerno e nei suoi occhi brucia la fiamma di un grande sogno: sfondare a Broadway.

Un’amica di famiglia che apre una scuola proprio nel suo quartiere, la curiosità che diventa gioco, il gioco che si trasforma in passione. E così via lungo il cammino di una vita.

I primi volteggi e dopo 5 anni le punte. Faticose e dolorosissime, ma, nonostante le serate trascorse in lacrime con la mamma, in grado di strutturare ancora di più la sua determinazione.

E non solo danza classica: tournée, musical, spettacoli di contemporanea.

Bianca è tutto questo, il suo sorriso e molto di più.

Ha studiato un po’ ovunque, dal M.A.C., il Molinari Art Center di Roma, alla prestigiosa Dance Haus di Susanna Beltrami a Milano, passando per il Villaggio della Danza di Bari e la Mostra d’Oltremare di Napoli. Sempre al fianco di grandi talenti e artisti italiani e internazionali.

Poi la svolta nel 2011: grazie ad una borsa di studio del Dance Theatre of Harlem, sbarca a New York. Un mese e mezzo che è valso una vita intera. Una rivoluzione dentro e fuori la sua testa.

«Era la mia prima volta così lontana da casa e New York, per quanto incredibile, non è una città semplicissima. Avevo 19 anni e dunque ero al di sotto della famosa soglia dei 21. Proprio per questo, non potendo entrare nei locali, mi sono sentita in qualche modo tagliata fuori dal circuito sociale della Grande Mela. A ripensarci, tuttavia, è stata una maniera per concentrarmi sul mio lavoro. Ad essere sincera, inoltre, ero ancora iscritta all’Accademia di Danza di Roma, per cui stavo ancora valutando da che parte dell’Oceano trascorrere il resto della mia vita».

Un approdo non facile, dunque. E non soltanto per questioni legate alla giovane età.

«Già, un’esperienza forte: in Italia mi ero abituata quasi senza rendermene conto ad essere una della migliori. Colpa di un ambiente assai ristretto nel quale non tutti facevano davvero sul serio. Completamente diverso il quadro qui a New York, dove l’asticella è altissima e mi è toccato faticare il triplo per raggiungere il livello dei miei compagni. Qui tutto si fonda su dei programmi professionali che prevedono dei ritmi scolastici, con lezioni ripartite tra mattina e pomeriggio che si traducono in giornate estenuanti. Uno sforzo non soltanto di natura fisica, ma anche sul piano intellettuale: accanto alla consueta durissima pratica, infatti, una montagna di teoria, già difficile di per sé e resa ancor più complicata dalla barriera della lingua».

New York, il nucleo attorno al quale inizia a ruotare tutto.

«Questa città mi ha spaventata ed incantata al tempo stesso. Grande, sconfinata, quasi “troppo” in molti sensi, in tutto, in tutte le direzioni. Ma ipnotica.
Dopo una breve pausa italiana nel 2013, sono tornata qui per frequentare un corso estivo per il quale ero stata selezionata. E mi sono detta che il mio destino iniziava a delinearsi.
Perché accontentarmi soltanto dell’estate, allora? Ho dato il cuore in un’audizione e, senza neanche rendermene troppo bene conto, mi sono vista ammessa ad un intero anno accademico. Due lunghi semestri che mi avrebbero legata a doppio nodo a questo posto.
Di corsa in Italia per preparare tutti i documenti necessari e, subito dopo, di nuovo qui, in quella che non è soltanto la mia città, ma anche e soprattutto la mia sfida più importante».

Bianca Delli Priscoli con Luca Marfé

Bianca Delli Priscoli con Luca Marfé

Un anno trascorso in fretta, volato via.

«Mi tengo stretta il mio attestato e le mie valutazioni e, cosa ancor più importante, mi godo il mio OPT (Optional Pratical Training), con cui la scuola mi fa da garante per un anno, dandomi così la possibilità di vivere qui e di poter esercitare come libera professionista. Felice, felicissima delle tante collaborazioni e degli spettacoli meravigliosi cui ho avuto la fortuna di prendere parte tra Manhattan e Long Island».

Ma torniamo al sogno.

«Danza classica, moderna, musical. Nella mia testa, però, c’è solo e soltanto Broadway. Il mio spettacolo preferito è The Lion King e, chissà, un giorno…
Non è facile, certo, ma il mio futuro e qui, comunque. Ci sono opportunità e audizioni sparpagliate dappertutto e troverò la mia strada, ne sono certa».

Un accenno dovuto, ma carico di cuore, per il suo punto di riferimento.

«All’inizio sono stata portata qui da Teresa Howard, la mia insegnante nonché mia mentore. Mi ha aiutata moltissimo, ma ora tocca a me. Devo imparare a cavarmela da sola e ci sto provando con tutta me stessa. Restano i suoi consigli, il suo supporto e questa base rappresenta e rappresenterà sempre la mia spina dorsale».

Le chiedo come sia cambiato il suo rapporto con la città in questa fase che ha marcato il suo ritorno. E mi spiega che lo scenario è completamente diverso.

«È cambiato tutto. Oltre ad avere la possibilità di viverla di più, infatti, il mio percorso fatto di crescita e responsabilità mi ha portato a vederla con occhi diversi. Non più soltanto una grande giostra di contatti e divertimento, ma anche un universo da “spremere” per fare in modo di non pesare sulle economie dei miei genitori. Un contesto che mi ha dato modo di essere indipendente, di mettermi alla prova.
La “mia” New York, in particolare, è Harlem ed è in continua trasformazione, proprio come me. Posso essere sincera? (Sa che sto registrando)
5 anni fa avevo paura ad uscire di casa. Ora è tutto più tranquillo, l’ambiente è rinnovato e cordiale. Tanti addirittura mi “proteggono”, si prendono cura di me. E mi fanno sentire a casa».

C’è un’altra casa, però, ed è a Salerno.

«Ho una sorella più piccola ed i miei genitori inizialmente erano contenti perché pensavano che questa mia fase americana fosse soltanto un’esperienza. Poi ho deciso di restare e non sono mancati i contrasti.
“Ok, vuoi andare? Ma devi cavartela da sola.”
Ed è quello che sto facendo».

Luca Marfé

Twitter: @marfeluca – Instagram: @lucamarfe

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