Il Conte inglese si presenta, lavorare lavorare lavorare

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LONDRA. – Basso profilo, emozione ed orgoglio in un inglese ancora da perfezionare, Antonio Conte si presenta così alla stampa inglese: nella sua prima conferenza da manager del Chelsea, l’ex Ct dell’Italia fa catenaccio, non parla di obiettivi e promette solo il massimo impegno.

Nessuna anticipazione né di mercato né tattica, il nuovo tecnico dei Blues vuole tenere le carte coperte: davanti alla platea di telecamere e cronisti accorsi allo Stamford Bridge rifiuta di darsi un soprannome, come aveva fatto il suo predecessore José Mourinho (prima “Special One”, poi “Happy One”), ma si accosta al portoghese perché entrambi “tecnici vincenti”.

“Non ho paura delle pressioni che mi attendono – le parole di Conte, che ha risposto in inglese alle domande della stampa locale -. Sono nato con la pressione e per un professionista che gioca o allena una squadra importante come il Chelsea convivere con questo tipo di aspettative è la normalità. La mia sfida più difficile? Non lo so, è difficile dirlo, certo è che quando sono arrivato alla Juventus reduce da due settimi posti”.

Non si sbilancia sul modulo tattico che adotterà (“non è importante se giocheremo dietro a tre o quattro, contano le motivazioni”), ma non nasconde l’entusiasmo per la nuova avventura. “Arrivo al Chelsea al momento giusto della mia carriera. Ho lavorato tanto per essere qui oggi, e sono contento e orgoglioso. Per noi sarà un anno estremamente difficile perché arriviamo da una stagione negativa. Abbiamo l’obbligo di tornare in Champions League e lottare fino alla fine per vincere il campionato”.

Lo attende però la Premier League più equilibrata di sempre: tante squadre in lizza per il primo posto, un’illustre schiera di top-allenatori. “Quello inglese è sicuramente il campionato più difficile al mondo. Altrove sono due, massimo tre, le squadre che lottano per la vittoria. Qui sei o sette. E il trionfo del Leicester lo scorso anno ci insegna molto”.

Claudio Ranieri non lo ha ancora sentito, ma sarà una delle prime telefonate che farà. “Quando si arriva in una nuova realtà bisogna entrare in punta dei piedi, rispettando usi e costumi. Mi farò spiegare da Claudio che per di più è una grandissima persona”.

La nazionale è già il passato, ma non dimenticato. “E’ stata un’esperienza straordinaria, ma avevo voglia di tornare ad allenare tutti i giorni, di sentire l’odore dell’erba, di cercare di migliorare i miei giocatori e i club dove lavoro”.

Senza per il momento fissare obiettivi di classifica. “La cosa più importante adesso è lavorare, lavorare, lavorare. In questi primi allenamenti ho visto l’atteggiamento giusto, di chi ha voglia di lottare per tornare in alto. Spero di far bene anche per portare in alto il nome dell’Italia”.

(di Lorenzo Amuso/ANSA)

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