Scontro treni In Puglia: Cantone accusa, la corruzione blocca le opere

Scontro treni In Puglia: Cantone accusa, la corruzione blocca le opere
Scontro treni In Puglia: Cantone accusa, la corruzione blocca le opere
Scontro treni In Puglia: Cantone accusa, la corruzione blocca le opere

ROMA. – In Italia c’è una difficoltà “atavica” a fare le infrastrutture di cui l’Italia ha bisogno, anche a causa della corruzione. Si apre con un riferimento chiaro e netto al tragico incidente ferroviario sulla linea a binario unico Corato-Andria l’intervento di Raffaele Cantone alla presentazione della Relazione annuale dell’Autorità nazionale anticorruzione.

“Le immagini delle lamiere accartocciate, le foto di persone sorridenti che purtroppo hanno perso la vita – dice Cantone – resteranno a lungo nelle nostre menti. E ricordo l’episodio – sottolinea – non solo per il cordoglio alle vittime, ma perchè credo che c’è purtroppo un oggettivo collegamento con quello di cui parliamo oggi.

L’incidente è probabilmente frutto di un errore umano e lo accerterà la magistratura, ma – accusa – è certamente conseguenza di un problema atavico del nostro Paese, che è la difficoltà di fare le infrastrutture, malgrado gli sforzi messi in campo. Ed una delle ragioni di questa difficoltà è certamente da individuare nella corruzione”.

Il procuratore facente funzioni di Trani Francesco Giannella, che indaga sullo scontro, commenta le parole di Cantone puntando il dito contro l’eccesso di competenze. “Non so – osserva – cosa abbia detto nello specifico il dottor Cantone, ma in linea generale posso dire che l’eccesso di competenze nel nostro Paese è fonte di inefficienze. Ed è lì che si annida la corruzione”.

Un capitolo importante della Relazione Anac è dedicato proprio alle grandi opere, anche ferroviarie, che scontano ritardi soprattutto al Sud, ma non solo. “La realizzazione di alcune grandi infrastrutture – sostiene il presidente – ha confermato numerose criticità, quali le carenze nella progettazione e l’apposizione di numerose varianti e riserve.

Anche a causa di lunghi e complessi contenziosi – segnala – molte opere si sono ‘arenate’ e non hanno ancora visto la luce. Tra queste figurano rilevanti infrastrutture viarie pensate per lo sviluppo del Mezzogiorno. È il caso dell’anello ferroviario di Palermo che, messo a bando nel giugno 2006, nell’ottobre 2015 registrava un avanzamento fisico pari al 3% dell’importo dei lavori e dell’autostrada A14 Bologna-Taranto, per la quale sono stati sottoscritti ben tre accordi transattivi”.

E “diffuse anomalie” sono state rilevate anche in relazione ad altre reti ferroviarie come l’Alta Velocità a Firenze e la Metro C di Roma. L’Autorità ha constatato, ancora una volta, nota Cantone, “le disfunzioni nel sistema di affidamento al contraente generale”.

C’è poi la “paradossale” vicenda della diga sul Fiume Melito. Inserita nei programmi della ex Cassa del Mezzogiorno, con progetto approvato nel 1982, ricorda Cantone, “ad oggi non solo l’opera non ha ancora visto la luce, ma è addirittura in fase di rivisitazione lo stesso intervento”.

(di Massimo Nesticò/ANSA)

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