Trump all’attacco in Usa, stretta alle nostre frontiere

Trump ha scelto il vice: è il governatore dell'Indiana Mike Pence
Trump ha scelto il vice: è il governatore dell'Indiana Mike Pence
Trump ha scelto il vice: è il governatore dell’Indiana Mike Pence

WASHINGTON. – L’orrore dell’attacco a Nizza arriva negli Stati Uniti nel clima infuocato di una campagna elettorale più che mai polarizzata con i fronti opposti che si sfidano anche sul tema della risposta alla minaccia terroristica.

Così le reazioni alla scia di sangue che non si ferma sono immediate, con il candidato Donald Trump che parte all’attacco del fronte democratico, punta ancora una volta il dito contro il presidente Barack Obama e invoca una stretta per i controlli alle frontiere.

Ma è poi il repubblicano Newt Gingrich a offrire una sponda più dura e risoluta con la proposta shock di sottoporre ad un ‘test’ tutti i musulmani negli Stati Uniti ed espellere tutti coloro che risultano seguaci della sharia, la legge islamica.

Gli Stati Uniti “dovrebbero francamente controllare il background di ogni residente di origini musulmane e deportare chi crede nella sharia” ha detto il repubblicano ex speaker della camera, che per giorni era stato segnalato tra i papabili candidati alla vicepresidenza nel ticket con Trump prima che il tycoon confermasse di aver scelto il governatore dell’Indiana Mike Pence.

La sharia, ha insistito Gingrich “è incompatibile con la civiltà occidentale” e a suo avviso l’attacco di Nizza rappresenta “l’incapacità delle classi dirigenti occidentali, che non hanno il fegato di fare ciò che è giusto, ciò che è necessario, e di dirci la verità, a cominciare da Barack Obama”.

Obama è stato il primo bersaglio anche di Trump: “Se (a Nizza) risulta essere terrorismo islamico, il presidente Barack Obama deve dirlo”, ha detto in un’intervista a Fox News tornando sulla polemica in cui il candidato accusa il presidente Obama di non voler riconoscere il terrorismo di natura estremista islamica.

“Stiamo tentando di essere talmente corretti politicamente da commettere grossi errori”, ha aggiunto. E sono ancora una volta i due fronti che si scontrano, come già accaduto in questa lunga stagione elettorale scandita dal sangue, in Europa – con gli attacchi a Bruxelles e in Francia colpita dal terrorismo tre volte in 18 mesi – e negli Stati Uniti, che dopo San Bernardino e Orlando vedono crescere la paura per i ‘lupi solitari’ radicalizzati ‘in casa’ e che riempiono il vuoto del loro personale disagio con la propaganda estremista.

Ne è consapevole anche la candidata democratica Hillary Clinton che pure reagisce con tempestività, ribadendo però la sua ‘visione’ contrapposta a Trump nel sottolineare che “bisogna restare affianco ai nostri alleati, non dobbiamo abbandonarli, e dobbiamo rafforzare le nostre alleanze, compresa la Nato”.

E’ lo scontro che corre sottopelle e surclassato in queste ore soltanto dalla conferma della scelta di Mike Pence come candidato vicepresidente in ticket con Trump. Dopo i fatti di Nizza il candidato repubblicano aveva cancellato la conferenza stampa in cui era attesa l’ufficializzazione del ‘compagno di corsa’.

Non ha tuttavia resistito e ha comunicato via twitter di aver preso la sua decisione. Ed è subito comparso anche il logo che sugella il patto della nuova (e anche per certi versi anomala) coppia della politica americana che farà domani la sua prima uscita pubblica.

Intanto arriva però il plauso dei repubblicani, anche quelli che a Trump non hanno mai concesso piena fiducia. Si congratula Marco Rubio, plaude lo speaker della Camera Paul Ryan che apprezza i valori conservaori di Pence, grazie al quale sembra proprio ‘pace fatta’ fra Trump e il Grand Old Party, alla vigilia della convention che lo incoronerà.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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