Renzi, la svolta della campagna referendum fa salire i consensi

Pubblicato il 15 luglio 2016 da redazione

Renzi, "svolta" campagna referendum fa salire consensi

Renzi, “svolta” campagna referendum fa salire consensi

ROMA. – Il risultato “importantissimo” di aver depositato, “a dispetto dell’allarmismo di alcuni”, 600mila firme in Cassazione. E un luogo simbolo, la ‘prodiana’ Santi Apostoli, a far da sede al comitato per il “Sì”. Sono i due ‘buoni auspici’ con cui Matteo Renzi si prepara a lanciare la fase decisiva della campagna per il referendum costituzionale.

Con in più una convinzione: la ‘svolta’ impressa alla comunicazione, con la ‘spersonalizzazione’ del voto, sta già portando i suoi frutti e “aiuta molto a crescere nei consensi”. Certo, restano i problemi con la minoranza del Pd, che torna sugli scudi dopo la fusione dei verdiniani con i deputati di Sc vicini al viceministro Enrico Zanetti. Ed è pronta a rilanciare sul fronte della legge elettorale, con la richiesta di ‘rottamare’ l’Italicum renziano.

Le polemiche si smorzano leggermente, all’indomani della nascita di un nuovo gruppo parlamentare zanettian-verdiniano. Ma solo perché, spiegano dalla minoranza Pd, di fronte a un evento come la strage di Nizza non si può indugiare sulle polemiche della politica italiana.

La questione non viene però archiviata perché, sottolineano da sinistra, attraverso Zanetti i verdiniani hanno adesso un rappresentante nel governo. Dunque resta la richiesta di dimissioni del viceministro, tanto che si sta valutando anche la presentazione di un documento per chiedere il passo indietro.

“Le dimissioni non arriveranno”, replica tranchant Zanetti. E aggiunge che al di là delle polemiche “inutili”, il “contributo di Ala in Parlamento è molto visibile da mesi e anche utile in termini di consolidamento dell’azione di governo”. Come a dire: niente di nuovo, è da tempo che Verdini e i suoi puntellano la maggioranza, con il loro contributo alle riforme.

Ma se alla Camera un’accelerazione è stata imposta dalla scissione di Scelta civica (Zanetti e i suoi avversari si contendono il simbolo del partito, con il rischio di arrivare in tribunale), i verdiniani non intendono per ora stressare i toni e formalizzare un ingresso in maggioranza: i loro voti, assicurano, resteranno aggiuntivi al Senato.

Nei prossimi mesi si impegneranno nella campagna referendaria, poi dopo il voto – spiegano – si potrà valutare di mettere ‘in regola’ i rapporti parlamentari.

Della polemica non si cura Renzi, che dedica ogni impegno all’obiettivo referendario. “Non era facile”, sottolinea nella sua newsletter ‘Enews’, raccogliere le firme tra i cittadini. Tanto che – è la punzecchiatura – “non è un caso che il comitato per il ‘No’ abbia fallito”.

Ora la macchina del Pd, sottolineano i renziani, è pronta a partire a pieno regime con la campagna per il sì. Con il coordinamento del comitato nazionale, che ha preso sede in piazza Santi Apostoli, nel cuore di Roma. Da quel luogo simbolo delle vittorie di Prodi contro Berlusconi, lo stesso Renzi domenica 24 potrebbe inaugurare ufficialmente la campagna con i volontari, dopo aver, sabato 23, invitato alla mobilitazione l’assemblea nazionale del Pd.

Ma intanto, sottolinea il premier, “ogni giorno che passa diventa più chiaro che il referendum è sulla Costituzione, sul funzionamento del Parlamento e non su altro: questo ci aiuta molto a crescere nei consensi, coinvolgendo anche persone che magari non sono del Pd o mie sostenitrici ma che capiscono la rilevanza storica di questo passaggio per l’Italia”.

La minoranza Pd, però, smorza gli entusiasmi: “Le preoccupazioni di chi vuol votare No sono fondate e hanno presa anche in parte del nostro elettorato”, scrive Roberto Speranza sul Foglio, tornando a chiedere una segreteria Pd “autonoma” dal governo e modifiche radicali alla legge elettorale.

Martedì i bersaniani Federico Fornaro e Andrea Giorgis presenteranno la loro proposta: una legge elettorale che guardi al modello ‘francese’, ma si adatti alla realtà tripolare italiana.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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