Renzi e Mattarella, non cederemo mai al terrore

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ROMA. – Solidarietà e fermezza, nella convinzione che l’Europa non cederà alla cultura della morte e del fanatismo. A otto mesi dalla strage del Bataclan l’Italia torna a vivere il dolore delle vittime innocenti di Francia.

E lo fa a partire dai suoi vertici istituzionali, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Matteo Renzi, dai quali immediate arrivano la vicinanza e la solidarietà al governo e al popolo transalpino.

Con una convinzione, messa nero su bianco da Renzi nella sue Enews: oggi, come nel novembre 2015, “reagire è un dovere morale”.

Per l’Italia gli echi della strage della Promenade des Anglais arrivano già in piena notte, quando il ministro dell’Interno Angelino Alfano convoca, per le 9 del mattino, il Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo. E, alla stessa ora, Renzi partecipa alla riunione con i vertici delle agenzie di intelligence.

L’esigenza è fare un punto, anche in chiave di sicurezza interna, a pochissime ore dall’attacco. Ma subito dopo arriva il momento del dolore. “Non cederemo mai a chi predica e pratica la cultura della morte”, è la ferma linea tracciata da Mattarella.

Una linea, peraltro, di solidarietà piena con il vicino transalpino: “L’orrore, il dolore della Francia sono il nostro orrore, il nostro dolore”, scandisce il capo dello Stato.

Concetti ai quali si rifà anche Renzi. “Le immagini di Nizza continuano a rimbombare nella testa e fanno male. Ma i terroristi non l’avranno vinta, mai”, sottolinea il premier, mostrandosi quasi attonito di fronte ai fotogrammi di morte provenienti da una città da cui “siamo abituati a ricevere cartoline di bellezza”.

Cartoline di un’Europa che, dinnanzi all’avanzare della minaccia fondamentalista, “deve reagire unita e senza perdere tempo”, sottolinea invece il sottosegretario agli Affari Ue Sandro Gozi, che assieme ai suoi omologhi del Pse, si reca all’ambasciata di Francia di Roma.

E da Palazzo Farnese arrivano forse le parole più forti da parte di un membro del governo italiano. “Vinceremo la nostra battaglia contro i nazisti islamici”, è infatti l’affondo di Gozi. Toni di sfida che, tuttavia, non preannunciano alcun cambio nella linea del governo italiano, prudente rispetto ad eventuali scatti in avanti, a partire dai bombardamenti in Siria.

Una linea che trova ancora una volta la trincea di Lega, Fdi e, in parte, anche FI. “Questa è una guerra dichiarata, servono le maniere forti”, attacca Matteo Salvini scagliandosi contro “l’accoglienza incontrollata, le moschee abusive, gli imam che predicano odio, il silenzio delle comunità islamiche” in Italia.

“Sgomento e dolore” giungono anche dal Pd che, lontano dai toni leghisti, sottolinea la necessità di agire soprattutto sull’integrazione definendo “un errore” stabilire un nesso tra terrorismo e immigrazione. Vicinanza arriva anche dal M5S che con Luigi Di Maio rimarca come, ora, “si imponga una riflessione seria sulla sicurezza”.

Tutte posizioni che lunedì si troveranno a confronto nel vertice convocato da Renzi con i capigruppo di maggioranza e opposizione. Nel tentativo di trovare quell’unità nazionale oggi negata, al presidente Francois Hollande, dai partiti di opposizione.

(di Michele Esposito/ANSA)

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