L’incubo infinito dell’Europa

Pubblicato il 15 luglio 2016 da redazione

Attacco Parigi, polizia francese

Attacco Parigi, polizia francese

ROMA. – Come in un terrificante e apparentemente ineluttabile déja vu, l’Europa è stata nuovamente colpita al cuore dal terrorismo di ispirazione islamica. Per diverse ore ci sono stati molti dubbi sulla matrice dell’attentato di Nizza, compiuto da un tunisino definito “depresso e instabile” per un divorzio e senza legami conosciuti con il terrorismo.

Un atto di un folle? Qualcosa che ricordava la pazzia di Andreas Lubitz, il copilota che nel marzo 2015 aveva fatto schiantare l’aereo della German Wings sulla Alpi della Provenza francese? Queste indecisioni sono state spazzate via dagli investigatori francesi: “E’ un attacco in perfetto stile jihadista”.

E Hollande, camminando attonito nei luoghi del sangue e dell’orrore ha confermato: “Colpiranno ancora”.

Siamo di fronte a un nuovo orrendo passo della guerra portata avanti dal Califfato contro l’Occidente, ma soprattutto di fronte a quella che il politologo francese Olivier Roy chiama “l’islamizzazione del radicalismo”, rovesciando il ragionamento comune della “radicalizzazione dell’islamismo”.

Cani sciolti, cellule dormienti oppure più semplicemente giovani emarginati che sfogano la loro follia adottando il jihadismo come strumento e come ideologia. Mohamed Lahouaiej Bouhlel, il terrorista di Nizza, non era un musulmano particolarmente osservante, ma aveva un padre definito un “estremista islamico”.

I componenti della cellula di Molenbeek fumavano e bevevano birra e non frequentavano le moschee. I macellai di Dacca venivano da famiglie borghesi e benestanti. Ma l’Isis per tutti loro è stato un punto di riferimento, un’ispirazione, il simbolo da adottare.

Nel caso degli orrendi attentati di Parigi e di Bruxelles attraverso una capillare organizzazione messa in piedi da ‘foreign fighter’ in contatto diretto con Raqqa, la capitale siriana dell’Isis. A Dacca attraverso un’organizzazione locale. Nel caso di Nizza nulla di tutto questo.

Ma nelle settimane scorse l’Isis aveva invitato ad attaccare l’Europa con ogni mezzo e ogni luogo per sferrare un contrattacco in un momento in cui perde terreno e battaglie tra la Siria e l’Iraq sotto la pressione militare della coalizione internazionale. E l’uso di auto e pullman è una consuetudine ben conosciuta da tempo per attacchi terroristici in molte parti del mondo.

La campagna globale e contro l’Europa – basti ricordare i recenti attacchi di Istanbul e appunto Dacca – passa, secondo le analisi di queste ore dell’intelligence francese, anche attraverso il gesto folle di un uomo semplicemente ispirato dal jihadismo che aveva precedenti per violenza ma che non era conosciuto per nessun contatto con il mondo del terrorismo.

Nel giorno della morte di 84 persone nel momento delle celebrazioni dei valori e dei principi – libertà, uguaglianza e fratellanza – che sono alle base della costruzione europea, l’Europa si trova balbettante a ripetere le stesse vuote parole che erano state pronunciate dopo Parigi e dopo Bruxelles.

La costruzione di una politica comune di sicurezza con scambi efficaci e concreti tra polizie e intelligence è lontana da venire. La fiducia e la collaborazione tra i Paesi membri è ancora molto scarsa. E’ uno dei motivi per i quali la Francia viene colpita è proprio per la sua politica nazionale in Medio Oriente, nel Maghreb e nell’Africa subsahariana.

Non c’è una politica europea. Ma questo non vuol certo dire che gli altri Paesi possano sentirsi al sicuro. Tra i continui attacchi del terrorismo e la Brexit, l’Europa sbanda come una nave in tempesta con le vele stracciate e senza un capitano.

Ci vogliono coraggio e determinazione, nuove idee, nuova capacità di leadership e di visione per tornare a pensare a un’Europa coesa che possa affrontare unita le tremende sfide di inizio millennio. Sulla nave bisogna fissare la bussola: non c’è più molto tempo per ritrovare la rotta.

(di Stefano Polli/ANSA)

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