Renzi: Uniti contro il terrore, ma nessun allarmismo

Pubblicato il 18 luglio 2016 da ansa

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi presiede il vertice dei capigruppo di maggioranza e opposizione convocato dopo l'attentato a Nizza, 18 luglio 2016 a Roma. ANSA/ PRESIDENZA DEL CONSIGLIO - TIBERIO BARCHIELLI

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi presiede il vertice dei capigruppo di maggioranza e opposizione convocato dopo l’attentato a Nizza, 18 luglio 2016 a Roma. ANSA/ PRESIDENZA DEL CONSIGLIO – TIBERIO BARCHIELLI

ROMA – L’Italia non è immune da pericoli. Il Paese è esposto, anche per la sua posizione geografica, ai rischi legati al terrorismo: il rischio zero non esiste. Ma non ci sono allarmi specifici, diretti. Dunque, occorrono “prudenza ed equilibrio” davanti all’opinione pubblica.

Nessun allarmismo e unità politica di fronte alla minaccia del fondamentalismo. E’ il discorso con cui Matteo Renzi ha accolto questa mattina a Palazzo Chigi i capigruppo di maggioranza e opposizione. Tutti, tranne quelli della Lega.

Assenti in polemica con il governo, ma biasimati dagli altri partiti. Che hanno anche condiviso la linea italiana sulla Turchia: se Erdogan introduce la pena di morte – è la posizione in asse con l’Ue – è fuori dall’Europa.

Non è la prima volta che i numerosi presidenti di gruppo di Camera e Senato fanno ingresso a Palazzo Chigi per un confronto sulla lotta al terrorismo. Il primo vertice, su iniziativa di Renzi, risale a settembre dello scorso anno.

Ma questa volta, al termine di una settimana segnata dalla preoccupazione per l’attentato di Nizza e il tentato colpo di Stato in Turchia, il confronto dura quasi tre ore. In un clima sereno, raccontano, senza evidenti spigolosità. Tanto che quasi tutti biasimano la scelta della Lega di non partecipare a quella che il Carroccio ha definito una “inutile passerella”.

– Per noi questo tavolo è fondamentale – dice il Cinque Stelle Stefano Lucidi, che con la collega Laura Castelli (ma lo stesso fa anche Anna Cinzia Bonfrisco di Cor) scrive ai presidenti Grasso e Boldrini per chiedere la convocazione di un dibattito in Parlamento.

– Bene il dialogo, sia il governo per primo ad abbassare i toni della propaganda – dice Arturo Scotto di Si.

Mentre Renzi avanza una proposta:
– Possiamo sostituire, se volete, i tradizionali interventi in Aula prima dei vertici Ue, con dibattiti su temi specifici, dall’economia alla sicurezza.

Proprio in uno spirito unitario, il governo propone la nascita di una commissione indipendente di tecnici, incaricata di studiare la “radicalizzazione” nell’ambito delle comunità islamiche, che consegni un rapporto in 90-120 giorni. Ma esistono già documenti, segnala Angelino Alfano, come quello di alcuni studiosi che analizzano come distinguere nelle moschee ‘chi spara da chi prega’.

I ministri Alfano, Roberta Pinotti e il sottosegretario Marco Minniti, che parlano per il governo, offrono interventi ricchi di dati e dettagli. E concedono anche qualche apertura, come quella – riferisce Massimo Artini di Al – a rivalutare per il futuro l’operazione di impiego dei militari “Strade sicure”. Bisogna valutarne l’efficacia, di fronte a lupi solitari che agiscono, come a Nizza, con azioni di “car jihad”.

Nessuno si spinge a chiedere una risposta sul ‘modello israeliano’, evocata all’ingresso da Bonfrisco. Piuttosto, Minniti parla di cybersecurity e accenna alla possibilità di accordi antiterrorismo con i provider del Web. Alfano cita azioni specifiche come formare gli Imam a predicare in italiano. Mentre l’ex premier Enrico Letta, parlando a un convegno a Milano, sollecita una “Fbi europea”.

Tra i temi toccati nel vertice di Chigi anche la Libia: gli esponenti del governo notano la riduzione della potenza di fuoco dell’Isis, con il passaggio da migliaia a poche centinaia dei miliziani asserragliati a Sirte. Quanto alla Turchia, alcuni dei capigruppo esprimono perplessità sulla ‘autenticità’ del golpe o avanzano il sospetto di sostegni esterni ai golpisti, ad esempio dagli Stati Uniti.

Minniti per il governo si limita a dire che in base alle informazioni di intelligence è stato “un vero tentativo di colpo di Stato”. Ora, sottolinea il governo, la preoccupazione è per il rispetto dei diritti: se la Turchia reintroduce la pena di morte nel paese, “ha chiuso” con l’Ue. E così l’Italia resta in linea, come fin dall’inizio, sottolinea Renzi, con Usa e Unione europea.

Ai capigruppo il premier, riferiscono diversi partecipanti, racconta anche un episodio: al recente vertice Nato di Varsavia Erdogan ha proposto di tenere l’incontro successivo in Turchia, ma non ha ricevuto risposta. Un fatto che viene interpretato come il segnale di un certo isolamento di Ankara.

(Serenella Mattera/ANSA)

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