Venezuela, tutto il potere ai militari

Pubblicato il 18 luglio 2016 da redazione

di Mauro Bafile

CARACAS – Per alcuni è stato un “coup d’etat silenzioso”, assai diverso da quelli cruenti che ci ha regalato la storia del passato; per altri, invece, una decisione necessaria e sofferta. Comunque sia, l’annuncio del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, ha sorpreso. Ancor più hanno stupito le caratteristiche del provvedimento reso noto dal capo dello Stato.

Di certo, nonostante il nome che gli è stato assegnato, non si tratta di un ammortizzatore sociale. No, la “Gran Misión Abastecimiento Seguro”, rappresenta ben altro. La sua creazione, comunicata lo scorso lunedì, è il riconoscimento di un fallimento; dell’incapacità di risolvere il maggior problema della società venezuelana: quello dell’approvvigionamento di generi alimentari, medicine e prodotti per l’igiene.

Il presidente Maduro non destituisce i ministri incapaci, non li sostituisce con altri all’altezza della situazione. Preferisce delegare all’istituzione armata ogni potere. In effetti, con la “Gran Misión Abastecimiento Seguro”, il capo dello Stato investe di “poteri speciali”, in materia di economia e alimentazione, il comandante delle Forze Armate e ministro della Difesa, Vladimir Padrino López.

Tutte le istituzioni dello Stato, vice-presidenza della Repubblica compresa, dovranno seguire le linee strategiche dettate dal Ministero della Difesa in materie assai delicate e sensibili come lo sono l’economia, il controllo della produzione, l’importazione di beni e l’approvvigionamento di generi alimentari, medicine e prodotti per l’igiene.

Se poi dovesse diventare realtà la “Compañía Anónima Militar Mineral, Petrolífera y Gasífera”, allora il ministro della Difesa avrebbe il controllo anche delle principali fonti di ricchezza del Paese: petrolio e gas.

Il generale Vladimir Padrino López, che a suo tempo ha manifestato apertamente la propria simpatia e lealtà al “chavismo”, è assai stimato in seno alle Forze Armate – si è formato nell’Accademia Militare, ha svolto tutti gli incarichi possibili in seno all’istituzione armata, ha frequentato due corsi di “post-grado” – ed è considerato una persona onesta. A differenza di altri militari d’alto rango e di alcuni funzionari del governo, non è nella “black-list” del Dipartimento di Stato Americano.

Così, il presidente Maduro consegna alle Forze Armate, già onnipresenti in “posti chiave”, un assegno in bianco. In sintesi, di questo si tratta. Il capo dello Stato, così facendo, mette mano all’ultima risorsa a sua disposizione: il suo Jolly, l’asso nella manica.

E insiste nell’attribuire la mancanza di alimenti e medicine ai meccanismi di distribuzione in mano alla “destra” e a quei settori che promuovono la presunta “guerra economica” tante volte denunciata, piuttosto che alla contrazione del settore produttivo e alla crisi economica provocata da una strategia discutibile.

I militari, con la creazione della “Gran Misión Abastecimiento Seguro” avranno la responsabilità di gestire i porti, attraverso i quali giungono al paese le importazioni, e di distribuire i prodotti in modo tale da permetterne l’acceso alla popolazione.

Non è tutto. Qualora lo dovesse considerare necessario, il Ministero della Difesa potrà esigere alle aziende private percentuali dei beni prodotti e addirittura procedere al loro esproprio.

La società latinoamericana, dopo aver chiuso il triste capitolo delle dittature che ha caratterizzato il secolo scorso, è stata sempre restia a delegare ai militari responsabilità proprie dei civili. In Venezuela, in particolare, i governi di turno, dal 1958 al 1999, hanno sempre mantenuto l’istituzione armata al margine di tutto ciò che non fosse di loro specifica competenza.

Le Forze Armate, erano considerate un’istituzione creata per la difesa del territorio dai pericoli esterni, la cui collaborazione era imprescindibile in caso di disastri naturali.

Il Venezuela, con l’elezione dell’estinto presidente Chávez, ha vissuto un giro di boa. Da allora, molti posti ritenuti “chiave” nei ministeri sono occupati da militari “attivi” o “in pensione”. Ora, con la creazione della “Gran Misión Abastecimiento Seguro”, il potere del Ministero della Difesa,è in pratica “assoluto” in settori vitali per l’economia del paese. E il generale Vladimir Padrino López si è trasformato in un “super-ministro” dalle responsabilità enormi.

La mancanza di alimenti è senz’altro uno dei problemi più sentiti dai venezuelani. Durante lo scorso fine settimana, oltre 130mila cittadini, giunti da ogni angolo del Paese, hanno varcato la frontiera per acquistare generi alimentari, medicine e beni di consumo in Colombia.

A differenza di quanto dichiarato dal governatore dello Stato Tàchira, non hanno affrontato per svago o per fare “shopping”, i disagi che oggi comporta attraversare la frontiera. Non hanno acquistato beni di lusso o superflui. Si sono limitati a quei prodotti che in Venezuela sono reperibili solo a prezzi da capogiro nel mercato nero.

Molti agricoltori hanno acquistato in Colombia i semi indispensabili per ottenere un ottimo e abbondante raccolto. Anche in questa occasione, le foto del “Puente Internacional Simón Bolívar” e del “Puente Francisco de Paula Santander” stracolmi di venezuelani hanno fatto il giro del mondo.

Un duro colpo per la credibilità del governo che, nonostante l’evidenza, continua ad affermare che in Venezuela è possibile acquistare di tutto e a ripetere che il problema principale non è dovuto alla produzione o alla mancanza di beni ma alla loro distribuzione.

La crisi economica, la perdita di qualità di vita, la mancanza di generi alimentari, medicine e ogni tipo di prodotto essenziale, hanno riflessi importanti nell’ambito politico. Stando alle rilevazioni demoscopiche di Venebarómetro, il 58 per cento dei venezuelani sarebbe disposto ad apporre la propria firma per il Referendum Revocatorio.

Insomma, 11,4 milioni di elettori risponderebbero all’appello del Tavolo dell’Unità che, per superare il prossimo esame posto dal Consiglio Nazionale Elettorale, dovrebbe raccoglierne solamente 3,9 milioni. Sempre secondo Venebarómetro, nella remota eventualità in cui si realizzasse la consulta popolare, il 60 per cento dei venezolani consultati avrebbe manifestato la volontà di recarsi alle urne e, di questi, l’88 per cento voterebbe a favore della destituzione del capo dello Stato. Solo l’11 per cento, lo farebbe per ratificarlo alla presidenza.

Non sorprende la radiografia che fa del paese Padre Ugalde, ex Rettore dell’Università Cattolica del Venezuela. Durante un dibattito pubblico promosso dal “Grupo Espacio Abierto”, il dotto prelato ha sostenuto che senza unità e senza un progetto preciso, nessun governo dell’Opposizione durerà più di tre mesi.

Ugalde ha definito la situazione del Paese un “gran disastro”. Ha condannato la strategia di Miraflores, che a suo dire invita al dialogo per guadagnare tempo, e sottolineato che “l’unità non deve essere finalizzata alla caduta del governo del presidente Maduro ma alla risoluzione dei problemi politici, economici e sociali”.

– Senza un “progetto-Paese” – ha aggiunto – il nuovo governo non durerà più di tre mesi. Dovrà combattere la mancanza di alimenti con l’aiuto internazionale, creare una rete di solidarietà, aprire le frontiere, liberare i prigionieri politici e recuperare le Forze Armate affinchési rispetti pienamente la Costituzione.

Mentre prosegue la polemica politica, che coinvolge principalmente Governo e Parlamento, il Tavolo dell’Unità, noncurante della decisione che comunicherà nei prossimi giorni il Consiglio Nazionale Elettorale, ha iniziato la campagna per il Referendum Revocatorio.

Gli esponenti della coalizione eterogenea dell’Opposizione hanno iniziato un tour nelle diverse città del Paese per pubblicizzare il Referendum, farne conoscere le ragioni e la dinamica e, soprattutto, sensibilizzare l’opinione pubblica.

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