La Tas boccia il ricorso degli atleti russi accusati di doping

Matthieu Reeb, General Secretary of the Court of Arbitration for Sport, CAS, speaks to journalists during the release of the decision in the case between the Russian Olympic Committee (ROC), 68 Russian athletes and the International Association of Athletics Federations (IAAF) in front of the Court of Arbitration for Sport (CAS) in Lausanne, Switzerland, 21 July 2016. EPA/LAURENT GILLIERON
Matthieu Reeb, General Secretary of the Court of Arbitration for Sport, CAS, speaks to journalists during the release of the decision in the case between the Russian Olympic Committee (ROC), 68 Russian athletes and the International Association of Athletics Federations (IAAF) in front of the Court of Arbitration for Sport (CAS) in Lausanne, Switzerland, 21 July 2016.  EPA/LAURENT GILLIERON
Matthieu Reeb, General Secretary of the Court of Arbitration for Sport, CAS, speaks to journalists during the release of the decision in the case between the Russian Olympic Committee (ROC), 68 Russian athletes and the International Association of Athletics Federations (IAAF) in front of the Court of Arbitration for Sport (CAS) in Lausanne, Switzerland, 21 July 2016. EPA/LAURENT GILLIERON

ROMA – La Russia ha visto respinto il suo ricorso al Tribunale arbitrale dello sport contro il bando olimpico da Rio 2016 di 68 suoi atleti imposto loro dalla Iaaf in seguito allo scoppio dello scandalo sul doping. I 68 chiedevano di andare a Rio sulla base del principio della responsabilità soggettiva.

La sentenza potrà avere influenza anche sulla decisione del Cio sul bando di tutti gli sport russi dalle Olimpiadi: l’Esecutivo del Comitato olimpico internazionale aveva infatti rinviato la decisione definitiva sulle sanzioni dopo il rapporto della Wada, citando la necessità di effettuare approfondimenti sulla materia e l’attesa per la sentenza del Tas.

L’ex presidente dell’Agenzia mondiale antidoping John Fahey non ha dubbi: “La Russia – ha detto alla Ap – dovrebbe senz’altro essere esclusa: siamo di fronte ad una vicenda di estesa corruzione e non di casi individuali o di un gruppo. È una cospirazione di Stato mossa attraverso il ministero dello Sport, la locale Agenzia antidoping e i servizi segreti”.