Save the Children, bombe su ospedale pediatrico in Siria: morti e feriti

Pubblicato il 29 luglio 2016 da ansa

Save the Children,  bombe su ospedale pediatrico in siria: morti e feriti

Save the Children, bombe su ospedale pediatrico in siria: morti e feriti

BEIRUT – A Idlib, nel Nord della Siria, è stato bombardato un ospedale pediatrico, gestito da ‘Save the Children’: il bilancio, ancora del tutto provvisorio, parla di almeno due morti e diversi feriti, tra pazienti e medici.

La struttura, l’unica della zona, in grado di assistere una media di 1.350 donne e gestire 400 parti al mese, é in buona parte distrutta. Ma il letale raid aereo, non è ancora chiaro condotto da chi, non è stato certo l’unico scempio di oggi. Nelle ultime 24 ore, nel Nord della Siria sono stati oltre 50 i civili uccisi: in un massacro compiuto dall’Isis e in raid aerei della Coalizione guidata dagli Usa. Ma le bombe sull’ospedale pediatrico sono di certo quelle che hanno fatto più impressione.

“A 5 mesi dal bombardamento che colpì l’ospedale di Medecins Sans Frontieres, ora giungono notizie gravi del bombardamento di ospedale di Save the Children in Siria. Si tratta di una situazione inaccettabile – ha sottolineato il viceministro per la cooperazione internazionale Mario Giro; mentre la Farnesina ha allo stesso tempo espresso “preoccupazione per la situazione a Aleppo Est che è in stato d’assedio e soggetta a bombardamenti sistematici del regime siriano che- non hanno risparmiato ospedali, scuole e mercati, con gran numero di vittime civili”.

E proprio a proposito di Aleppo, l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, ha proposto alla Russia di delegare alle Nazioni Unite la gestione dei corridoi umanitari per portare aiuti ai circa 300mila civili intrappolati nei quartieri orientali della città, che sono da giorni sotto assedio totale da parte delle forze lealiste siriane.

Una richiesta sostenuta anche dalla Farnesina, secondo la quale “la cura dei bisogni umanitari della popolazione di Aleppo” dovrebbe essere lasciata all’Onu, consentendo con “pause umanitarie” ai combattimenti “l’accesso degli aiuti in città”.

Il ministro della difesa russo, Serhgiei Shoigu, aveva annunciato l’avvio di “operazioni umanitarie” attorno ad Aleppo, mentre il governatore della città, incaricato dal regime siriano, aveva dato notizia dell’apertura di tre diversi varchi, tra Aleppo Est e Aleppo Ovest, per i civili che intendono lasciare la zona, ancora in mano agli insorti. E a Nord-Est di Aleppo si è intanto consumato oggi l’ennesimo massacro compiuto dai tagliagole dello Stato islamico.

Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), 24 civili sono stati ‘giustiziati’ sommariamente dai jihadisti a Buyir, villaggio a pochi chilometri dal confine turco, in una zona di combattimenti quasi continui tra insorti siriani sostenuti dalla Turchia e miliziani dell’Isis. Questi ultimi, secondo fonti concordanti sul terreno, hanno conquistato diversi villaggi nell’area e hanno preso la strategica cittadina di Dudyan.

Sempre oggi, sono giunte nuove notizie di un massacro di civili compiuto da raid della Coalizione filo-Usa in una zona dove le forze curdo-arabe sostenute dagli Stati Uniti assediano Manbij, la roccaforte jihadista tra Raqqa e Aleppo. Le fonti locali avevano riferito di circa 30 civili uccisi a Ghandur, mentre l’Osservatorio oggi parla di 28 civili morti, tra cui una donna e sette bambini, in bombardamenti aerei della Coalizione.

Solo una settimana fa, altri raid della Coalizione avevano causato la morte di decine di civili in un’area vicino, tanto che lo stesso comando americano a guida della Coalizione ha annunciato due giorni fa l’apertura di un’inchiesta sul bombardamento avvenuto a Tukhar, a Nord di Manbij.

Per quel che riguarda il fronte iracheno, il Cicr da Ginevra è frattanto in allarme per l’annunciata offensiva anti-Isis su Mosul, temendo che possa causare l’esodo di un milione di persone. E per questo ha allo stesso tempo fatto appello ai donatori chiedendo almeno 15 milioni e mezzo di euro per fornire i primi aiuti a chi fuggirà.

(Lorenzo Trombetta/ANSA)

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