Tre anni fa rapito padre dall’Oglio, ancora nessuna notizia

Tre anni fa rapito padre dall'Oglio, nessuna notizia
Tre anni fa rapito padre dall'Oglio, nessuna notizia
Tre anni fa rapito padre dall’Oglio, nessuna notizia

ROMA – Manca da tre anni: non si sa nulla del gesuita, padre Paolo Dall’Oglio, scomparso da Raqqa, in Siria, il 29 luglio del 2013. Un anniversario triste che coincide con il cordoglio planetario per la barbara uccisione di padre Jacques Hamel a Rouen, in Francia, nel giorno in cui la Chiesa d’oltralpe ha chiamato i cristiani al digiuno e alla preghiera.

Tante le voci che si sono ricorse in questi tre anni ma nei fatti mai nessuna notizia concreta sulle sorti del gesuita italiano che ha fatto del dialogo la sua azione pastorale in quelle terre. “Un pensiero a lui e alla sua famiglia. Non dimentichiamo, continuiamo il nostro impegno”, ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

“L’attesa per Paolo continua con insistenza e speranza”, ha confidato Immacolata, una delle sorelle di padre Paolo Dall’Oglio, in un’intervista a Tv2000. “Siamo consapevoli – ha aggiunto – che il nostro dolore è veramente poca cosa rispetto al dolore che si ha nell’osservare e sentire questo mondo impazzito: il dolore delle famiglie dei rapiti che non sono tornati a casa, i ragazzi vittime di violenza, le vittime della guerra. Di fronte a questi fatti siamo consapevoli che il dolore per Paolo è poca cosa e siamo vicini al dolore di tutti gli altri”.

“Una volta Paolo – ha ricordato Immacolata Dall’Oglio – raccontò che avrebbe voluto essere mandato come cappellano a Guantanamo. E’ la misura della sua disponibilità ad andare a cercare ed entrare in relazione con i contesti più difficili con la consapevolezza che se non si accolgono le ferite di ognuno difficilmente si può pensare di guardare oltre”.

“Paolo – ha concluso Immacolata Dall’Oglio – non è stato sufficientemente ascoltato e compreso quando tentava di gridare tutto quello che poi è drammaticamente avvenuto, come lui aveva previsto”. E la necessità di reagire alle violenze evitando di costruire muri oggi è veramente profetica e risuona, dall’Europa, ferita particolarmente in questi giorni, al Medio Oriente martoriato da anni.

Da Gerusalemme arriva la testimonianza dell’amministratore apostolico del Patriarcato latino, padre Pierbattista Pizzaballa, il francescano che ha guidato, sempre a Gerusalemme la Custodia di Terra Santa per dodici anni.

Parlando dell’assassinio di p. Hamel commenta: “E’ la prima volta che viene colpito un simbolo cristiano, un prete cattolico, in Europa. Da parte di questi fondamentalisti islamici si vuole creare una sorta di guerra di religione, si vuole creare il muro contro muro, si vuole scatenare una reazione perché questo alimenta il fondamentalismo.

E’ chiaro – dice Pizzaballa a Terra Santa News – che la politica e la società deve trovare forme di difesa da questo fondamentalismo e violenza e deve usare tutti gli strumenti di prevenzione e anche di repressione dove necessario. Ma il credente, di fronte a tutto questo, deve avere un atteggiamento libertà non deve permettere che quella logica di violenza, di rifiuto di odio che il fondamentalista usa diventi parte del suo linguaggio”.

(Manuela Tulli/ANSA)