Bagnasco: “Dagli islamici una chiara presa di distanza dalla violenza”

Pubblicato il 01 agosto 2016 da ansa

Una donna musulmana nel duomo di Firenze, 31 luglio 2016. Una delegazione di musulmani ha preso parte stamane alla messa di mezzogiorno celebrata nel Duomo di Santa Maria del Fiore nel capoluogo toscano. ANSA/ MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Una donna musulmana nel duomo di Firenze, 31 luglio 2016. Una delegazione di musulmani ha preso parte stamane alla messa di mezzogiorno celebrata nel Duomo di Santa Maria del Fiore nel capoluogo toscano. ANSA/ MAURIZIO DEGL’INNOCENTI

CITTA’ DEL VATICANO – Confortati dal netto rifiuto del Papa di identificare l’islam con la violenza e il terrorismo, e dalla sua volontà, ribadita ieri in volo da Cracovia a Roma, di dialogare con i musulmani per costruire la pace, i vescovi italiani esprimono la loro soddisfazione per la iniziativa delle comunità islamiche italiane di andare ieri nelle chiese. Una iniziativa che ha visto ampia adesione sia da parte di rappresentati delle varie sigle islamiche che dei singoli fedeli.

L’iniziativa è stata presa in segno di solidarietà con i cristiani, dopo l’uccisione di padre Jacques Hamal in Normandia, sgozzato da due uomini che inneggiavano alla jiad.

– Veramente non capisco il motivo delle critiche di alcuni cattolici alla presenza, ieri, dei musulmani nelle chiese – ha commentato il presidente dei vescovi italiani Angelo Bagnasco -. Il motivo non mi sembra propri esistente: è un segno – ha osservato – di una presenza che vuole essere una parola di condanna, di presa di distanza assoluta, chiara, da parte di tutti coloro, musulmani innanzitutto ma non solo, che non accettano alcuna forma di violenza, ammantata da nessuna ragione e tantomeno di carattere religioso.

Subito dopo l’assassinio di padre Hamal, ha raccontato, “i vescovi italiani hanno chiesto un grande aiuto al mondo islamico moderato, perché – ha spiegato il presidente della Cei – riteniamo che la prima reazione migliore sia proprio quella di una voce unitaria di condanna assoluta e senza esitazione da parte di tutto il mondo islamico moderato”.

– E questo c’è stato proprio ieri in molte parti della nostra Italia e di questo siamo molto rallegrati – ha aggiunto -. E’ un segno: non è nient’altro che un segno, ma un segno – ripeto – molto importante e molto significativo! Ci auguriamo che ci siano altri segni di condanna da parte dei moderati e dei non fondamentalisti, perché – torno a ripetere – la prima, giusta, buona e forse più efficace reazione a questa barbarie deve venire anzitutto da loro, in quanto moderati, in quanto non fanatici, in quanto persone di buon senso in sostanza.

L’Occidente – ha suggerito il porporato – deve fare assolutamente la sua parte, anzitutto sul piano spirituale e culturale, perché un’Europa che non ha nulla da dire a nessuno, non può parlare con nessuno.

Il patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha osservato che “per sconfiggere il terrorismo è fondamentale che la società civile e le comunità religiose si mobilitino assieme, unite, per promuovere la pace e la fratellanza”, e che “non smettano di prendere le distanze dalle ideologie distorte che nulla hanno a che fare con Dio”.

– Noi crediamo che la pace sia possibile – ha detto il cardinale di Agrigento, Francesco Montenegro, durante la preghiera domenicale cui ieri si sono uniti rappresentati delle comunità islamiche – e noi la stiamo cementando insieme.

Loro pregano per noi, noi preghiamo per loro. La preghiera – ha rimarcato il card. Montenegro – non è solo sussurrare parole, la preghiera è agire, è fare qualcosa. In questo mondo noi siamo quelli che con la nostra preghiera e il nostro impegno teniamo accesa la luce e fino a quando una luce resta accesa c’è sempre la possibilità di vedere lontano.

Papa Bergoglio ieri oltre a ribadire che non è “né giusto né vero” identificare l’islam con la violenza e il terrorismo, e che i fondamentalisti ci sono in tutte le religioni, ha raccontato che in un paese africano molti musulmani attraversano la porta santa e vogliono fare il giubileo, e che “quando sono stato in Centrafrica – ha ricordato – l’imam è anche salito sulla papamobile: si può convivere bene”.

(Giovanna Chirri/Ansa)

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