Renzi: “Se vince il No nel referendum instabilità e rischio M5s”

 

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ROMA  – Instabilità politica, la “distruzione” della “prospettiva di crescita” e “anche il rischio, se si guarda ai sondaggi, che il M5s possa andare a guidare il Paese”. Sarebbe queste alcune delle conseguenze della vittoria del No al referendum costituzionale, secondo Matteo Renzi. Il premier aggiunge che non userà questi argomenti in campagna elettorale e si dice “sicuro di vincere” sfruttando la forza delle ragioni di merito della riforma. Ma tanto basta a innescare la reazione sdegnata dei Cinque stelle: “E’ da irresponsabili dire ‘dopo di me il diluvio'”.

E anche la minoranza Pd esprime disappunto. Renzi in mattinata vola in Sicilia, a Sciacca: al ‘Google camp’ tiene un discorso sul futuro dell’Europa e dell’Italia e sul ruolo della tecnologia. Da domani a sabato sarà in Brasile per l’apertura delle Olimpiadi: l’agenda prevede una visita a una onlus di missionari a Salvador De Bahia e l’incontro con la comunità italiana a San Paolo e poi diversi appuntamenti a Rio, incluso un colloquio con il presidente del Cio Thomas Bach, anche considerato che sullo sfondo resta la candidatura di Roma ai Giochi del 2024.

Ma prima della partenza, un’intervista al network americano Cnbc diventa l’occasione per tornare sul passaggio cruciale del referendum costituzionale. Mentre alla Camera il ministro Maria Elena Boschi assicura al capogruppo Fi Renato Brunetta che il voto non sarà “a Natale”, Renzi guarda alla campagna che entrerà nel vivo a settembre.

– Il primo obiettivo –  spiega il premier – è cancellare la sensazione degli italiani che si vada al voto per il “referendum di Renzi”.

L’intervistatrice incalza:

– Si dimetterà se perde?

– Vincerò.

– Ma se perde?

– Vincerò – replica il premier -. Certo – aggiunge – come insegna anche quanto successo dopo la Brexit, non è facile perdere e tornare il giorno dopo come se non fosse successo niente, non sarebbe corretto.

Ma la strategia è spostare il focus della campagna per il sì: non il destino di Renzi e del governo, ma “il futuro dell’Italia” e la sua stabilità politica.

– Se si mostrerà la vera questione agli italiani, il risultato sarà molto chiaro a nostro favore – afferma.

Con favore viene vista dai renziani la nascita di comitati per il Sì ‘extra Pd’. Benedetto Della Vedova e Riccardo Nencini annunceranno giovedì la loro iniziativa. E intanto 134 parlamentari di Ncd, Ala e Scelta civica, Fare!, Moderati di Portas e una parte dell’Udc, annunciano una piattaforma comune per il sì.

– Possiamo spostare qualche punto percentuale, diventeremo protagonisti della vittoria del Sì – afferma Denis Verdini, con quella che suona come la rivendicazione di un ruolo anche in vista del ‘dopo’. Ma Lorenzo Guerini commenta serafico:

– Tutti sono determinanti, soprattutto gli italiani.

Dalla minoranza Dem emergono intanto nuovi malumori, in vista della consultazione. E viene criticata, per i costi ma anche per la ‘partigianeria’, pure l’iniziativa dei gruppi Pd di Camera e Senato di regalare ai parlamentari Dem un libro di Guido Crainz e Carlo Fusaro dal titolo ‘Aggiornare la Costituzione. Storia e ragioni di una riforma’.

Per sminare il terreno referendario la richiesta della sinistra Dem resta quella di cambiare la legge elettorale. Lo ribadisce Roberto Speranza in un seminario a porte chiuse per illustrare la proposta di un Mattarellum 2.0:

– Ci aspettiamo che il Pd apra un’azione formale sulla legge elettorale. C’è un clima nuovo a favore delle modifiche, non si può perdere l’occasione.

Fuori dai denti, altri parlamentari della minoranza ribadiscono che cambiare l’Italicum è l’unico modo per recuperare un pezzo di partito pronto a votare No.

(Serenella Mattera/ANSA)