A Sirte ancora raid Usa, l’Italia pronta per le basi

Pubblicato il 03 agosto 2016 da ansa

La pista della base italiana di Sigonella, 20 marzo 2011. ANSA/ORIETTA SCARDINO

La pista della base italiana di Sigonella, 20 marzo 2011. ANSA/ORIETTA SCARDINO

IL CAIRO – Raid chirurgici a Sirte mentre Tobruk tuona contro gli americani. La nuova campagna militare degli Stati Uniti in Libia giunge al terzo giorno con l’uso di caccia e droni che sganciano bombe sull’Isis, aiutando le milizie impegnate sul campo. Ma il Parlamento di Tobruk ha convocato l’ambasciatore americano per “chiarire i raid Usa e le violazioni aeree senza permesso”. E si riaccende il fronte a Bengasi dopo la strage di soldati legati a Khalifa Haftar da parte dei miliziani islamici che annoverano anche Ansar al Sharia.

Intanto l’Italia ha aperto ad una eventuale richiesta americana di utilizzo delle proprie basi, ha annunciato il ministro Roberta Pinotti, precisando che i blitz Usa non hanno finora interessato il nostro Paese. A Sirte il morale delle milizie sembra risollevato. I bombardamenti di Washington, mirati su specifici obiettivi, avrebbero consolidato le zone di conquista delle truppe.

Fonti militari Usa al New York Times hanno rivelato che i caccia Harrier sono decollati dalla portaerei d’assalto Uss Wasp nel Mediterraneo, mentre i droni Predator da una base in Giordania. Solo ieri sera il fuoco americano ha permesso di abbattere tra l’altro una rampa di lancio dei jihadisti.
Il generale Mohamed al Ghasri, portavoce delle milizie che partecipano all’operazione militare ha affermato – riporta Alwasat – che i “raid aerei americani diretti contro alcuni obiettivi di Daesh hanno avuto un grande effetto sul terreno”, aggiungendo che “circa il 90% di Sirte è ora sotto il controllo di al Bonyan al Marsous”.

I “jihadisti restano assediati in un superficie di 5 km”, ha aggiunto, mentre un’altra fonte militare ha annunciato l’arresto di un quadro importante dell’Isis pronto a scappare. Sirte a parte, nelle ultime 24 ore è stata Bengasi al centro di una mattanza. Almeno 22 i morti nell’attacco suicida contro i militari di Haftar rivendicato dal Consiglio della Shura dei rivoluzionari.

L’inviato Onu Martin Kobler si è detto “profondamente scioccato” e ha ribadito la necessità di avere una “Libia unita per porre fine al terrorismo”. Ieri Barack Obama aveva annunciato l’avvio di una missione di una trentina di giorni per riconquistare la città, senza “boots on the ground”, ma secondo il Nyt “gli effetti a lungo termine di questa ultima escalation nella guerra contro l’Isis sono incerti”.

Esperti sono convinti che il nuovo fronte aperto dagli Stati Uniti in Libia, sancisca di fatto un clima da guerra fredda dopo il ‘niet’ russo all’intervento americano. Contrarietà era stata espressa ieri anche da Tobruk che ha convocato l’ambasciatore americano, mentre il Consiglio supremo delle tribù e delle città ha definito i raid Usa un “intervento imperialista”.

Il sangue scorre anche a Derna dove le forze armate libiche (Lna) hanno bombardato l’area ovest, colpendo un’abitazione nel quartiere Saida Khadija, forse un deposito di armi del Consiglio della Shura dei mujaheddin, miliziani legati alla rete del terrore. Nel bombardamento sono rimaste ferite due persone ed un bimbo che abitavano in una casa vicina.

(Giuseppe Maria Laudani/ANSAmed)

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