Istat, l’economia frena ancora

Istat, l’economia frena ancora
Istat, l’economia frena ancora
Istat, l’economia frena ancora

ROMA – L’industria italiana segna un altro ribasso, con la produzione industriale di giugno che perde lo 0,4% rispetto al mese prima. E’ la seconda flessione consecutiva e per di più arriva a sorpresa: gli economisti infatti si aspettavano un segno più. Soprattutto chiude in negativo il secondo trimestre, sempre con un calo dello 0,4%. Un dato che peserà anche sul Pil.

L’Istat, dopo avere rilasciato i numeri sull’attività produttiva, ha anche aggiornato le previsioni. Ma il responso non cambia: l’economia è in frenata, seppure sembra andare meno peggio rispetto ai mesi passati. Il quadro sarà più chiaro la prossima settimana, quando usciranno le stime sul Prodotto interno lordo del secondo trimestre.

Di certo ha invertito la tendenza l’industria automobilistica, in discesa dopo due anni. Anche il dato sulla produzione complessiva tocca i minimi da inizio 2015. E ancora più indietro bisogna andare se si guarda al trimestre (si finisce al 2014 per trovare una diminuzione più forte).

Su giugno il confronto tendenziale non apre spiragli (-1%), mentre il segno positivo torna considerando l’intero primo semestre (+0,8%). In effetti la ‘macchina’ tra gennaio e marzo sembrava avere ingranato la marcia giusta, dopo di che, complice lo scenario estero, il motore ha iniziato a girare con più fatica.

Di sicuro la Brexit non aiuta e i primi riscontri si cominciano a vedere anche sull’economia reale. Un caso per tutti: in Germania a giugno, contro le attese, gli ordini di fabbrica sono scesi dello 0,4% e del 3,1% su base annua.

I riflessi degli esiti del referendum inglese, si è votato il 23 giugno, saranno più tangibili nel terzo trimestre. Intanto però si assiste già a una “flessione del commercio internazionale” con tutta l’area euro in “rallentamento”, premette l’Istat nella nota mensile. Focus in cui dà conto del cosiddetto “indicatore composito anticipatore dell’economia italiana”, una sorta di spia sulla piega che prenderanno i prossimi mesi. Un indice, scrive l’Istituto di statistica, che mostra “un ulteriore calo, seppur di intensità più contenuta” a confronto con le precedenti rilevazioni.

Notizie buone secondo l’Istat giungono dal fronte lavoro, dove l’occupazione continua ad “espandersi”, anche se ora a crescere sono soprattutto i dipendenti a termine (+2,6% rispetto al primo trimestre). Bene nei sei mesi le entrate tributarie, con il ministero dell’Economia che calcola un aumento del 4,3% su base annua, che diventa del 6,1% neutralizzando gli effetti della diversa modalità di versamento dell’imposta di bollo e del canone in bolletta.

A dare man forte alle casse pubbliche non c’è solo l’Irpef, ma anche l’Iva e l’Ires che tra gennaio e giugno segna un balzo (+15,9%). Ora occhi puntati su venerdì 12 agosto quando l’Istat diffonderà i primi dati sul Pil del secondo trimestre (gli orientamenti degli analisti per adesso oscillano tra un +0,1% e +0,2%). Centrare il +1,2% ipotizzato dal Governo ad aprile è quindi una missione ardua, tanto che già diversi istituti, a seguito della Brexit, hanno rivisto al ribasso, sotto l’1%, le previsioni per il 201

(Marianna Berti/ANSA)