Referendum: nuovo Senato e federalismo, l’Abc della riforma

Pubblicato il 08 agosto 2016 da ansa

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ROMA – Con il via libera della Corte di Cassazione al referendum costituzionale, gli italiani in autunno saranno chiamati ad esprimere il loro voto sulla riforma. Con un sì o un no ad un unico quesito, potranno approvare o respingere il ddl Boschi, approvato in via definitiva ad aprile, che modifica la parte seconda della Carta. Stop al bicameralismo perfetto; nuovo Federalismo; abolizione definitiva di Province e Cnel. Sono questi i pilastri della riforma costituzionale, che non tocca i poteri del governo.

CAMERA – Sarà l’unica a votare la fiducia. I deputati restano 630 e verranno eletti a suffragio universale, come oggi.

SENATO – Continuerà a chiamarsi Senato della Repubblica, ma sarà composto da 95 membri eletti dai Consigli Regionali (21 sindaci e 74 consiglieri-senatori), più 5 nominati dal Capo dello Stato che resteranno in carica per 7 anni. Avrà competenza legislativa piena solo su riforme e leggi costituzionali. Per quanto riguarda le leggi ordinarie, potrà chiedere alla Camera di modificarle, ma Montecitorio non sarà tenuta a dar seguito alla richiesta. Se però si tratta di una legge che riguarda il rapporto tra Stato e Regioni, l’ assemblea di Montecitorio può respingere la richiesta di modifica solo a maggioranza assoluta.

LEGITTIMAZIONE POPOLARE – Saranno i cittadini, al momento di eleggere i Consigli Regionali a indicare quali consiglieri saranno anche senatori.

SENATORI-CONSIGLIERI – I 95 senatori saranno ripartiti tra le Regioni in base al loro peso demografico. Uno per ciascuna Regione dovrà essere un sindaco.

IMMUNITA’ – I nuovi senatori godranno delle stesse tutele dei deputati. Non potranno essere arrestati o sottoposti a intercettazione senza l’autorizzazione del Senato.

FEDERALISMO – Sono abolite le materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni e tornano allo Stato alcune competenze come energia e infrastrutture strategiche. Inoltre, su proposta del governo, la Camera potrà approvare leggi anche nei campi di competenza delle Regioni, “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

VOTO IN DATA CERTA – I Regolamenti parlamentari dovranno indicare un tempo certo per il voto dei ddl del governo; vengono introdotti limiti al governo sui contenuti dei decreti legge.

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – Lo eleggeranno i 630 deputati e i 100 senatori. Per i primi tre scrutini per l’elezione occorreranno i due terzi dei componenti del Parlamento, dal quarto si scenderà ai tre quinti; dal settimo scrutinio sarà sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

CORTE COSTITUZIONALE – Dei 15 giudici Costituzionali, 3 saranno eletti dalla Camera e 2 dal Senato.

REFERENDUM – Ci sarà un quorum più basso per i referendum sui quali sono state raccolte 800.000 firme anziché 500.000: per renderlo valido basterà la metà dei votanti delle ultime elezioni politiche, anziché la metà di tutti gli elettori.

REFERENDUM PROPOSITIVI – Vengono introdotti con la riforma; una legge ordinaria ne stabilirà le modalità di attuazione.

DDL DI INIZIATIVA POPOLARE – Salgono da 50.000 a 150.000 le firme necessarie per presentare un ddl di iniziativa popolare. Però i regolamenti della Camera dovranno indicare tempi precisi di esame, clausola che oggi non esiste.

LEGGE ELETTORALE – Introdotto il ricorso preventivo sulle leggi elettorali alla Corte Costituzionale su richiesta di un quarto dei componenti della Camera. Tra le norme transitorie c’è anche la possibilità di ricorso preventivo in questa legislatura, quindi anche sull’Italicum.

PROVINCE – Vengono cancellate dalla Costituzione, atto necessario per abrogarle definitivamente. CNEL – Abrogato il Consiglio Nazionale Economia e Lavoro, organo costituzionale secondo la Carta del 1948.

(Giovanni Innamorati/ANSA)

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