Renzi gela minoranza: “Stop alla rissa”

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, partecipa alla Festa dell'Unità di Bosco Albergati (Modena), 09 agosto 2016. ANSA/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI-TIBERIO BARCHIELLI
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, partecipa alla Festa dell'Unità di Bosco Albergati (Modena), 09 agosto 2016.  ANSA/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI-TIBERIO BARCHIELLI
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, partecipa alla Festa dell’Unità di Bosco Albergati (Modena), 09 agosto 2016.
ANSA/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI-TIBERIO BARCHIELLI

ALBERGATI – Tre anni fa Matteo Renzi scelse la Festa dell’Unità di Bosco Albergati, nel Modenese, per lanciare la sua conquista del Partito Democratico, che poi lo avrebbe portato a Palazzo Chigi. Tre anni dopo ci torna alla vigilia di una campagna per il referendum già incandescente.
– A chi vuole cambiare segretario dico che il congresso si fa ogni 4 anni e non ogni giorno, a chi dopo aver votato sì vuole fermarsi dico che noi non ci fermeremo – è l’altolà alla minoranza ad un passo dal votare no.
Pur ammettendo che personalizzare “è stato un errore”, il premier tira dritto e promette che i 500 mln risparmiati con la riforma andranno ai poveri.

Il premier, rientrato da Rio, prova a sondare gli umori dei militanti Pd in vista del referendum di novembre, come lascia capire anche Renzi in un botta e risposta con gli elettori.

Convinto dei vantaggi della riforma, il leader dem avverte i parlamentari “che hanno votato sei volte sì ora vogliono votare no”.

– Noi siamo pronti a camminare con voi – ha assicurato -, ma se ci dite di fermarvi, noi non ci fermeremo, se volete fermarvi vi fermate da soli. Dopo trent’anni c’è qualcuno che le cose le sta facendo, questo li manda fuori di testa e dicono no a prescindere.

Uno stop a chi, anche dentro il Pd, sostiene il no chiedendo di ricominciare da capo in Parlamento è arrivato anche dal ministro per le riforme Maria Elena Boschi.

– Abbiamo scelto di rispettare in toto la procedura prevista dall’articolo 138 della Costituzione per modificarla – ha detto – e questo ha significato scegliere la strada più dura. Ma ora è un elemento di forza anche rispetto a chi propone di votare No buttando via due anni di lavoro e ricominciare daccapo immaginando che ci sia una maggioranza per una riforma diversa.

Ma questo vuol dire non rispettare il lavoro che il Parlamento ha fatto: sei votazioni con maggioranze che hanno sfiorato il 60%”. Parole che hanno provocato la reazione delle opposizioni, criticate, fra gli altri, da Roberto Calderoli e da Gaetano Quagliariello, ma anche della minoranza Pd che, peraltro, non gradisce il fatto di utilizzare le feste dell’Unità come uno strumento di propaganda per il sì.

– C’è un terzo circa di elettori di centrosinistra – ha detto Federico Fornaro – che sono orientati per il No al referendum costituzionale. Ignorarli o peggio finire per demonizzarli non credo sia utile, sia in vista del referendum sia delle prossime elezioni politiche.

La strategia di Renzi in vista del referendum – ha detto parlando davanti ai militanti che hanno affollato la storica festa modenese – è quella di spiegare i contenuti del referendum, puntando tutto sui risparmi e sulle efficienze del sistema politico italiano, che permetteranno di mettere 500 milioni nella lotta alla povertà. Ma prevede anche correzioni tattiche.

Anche io ho sbagliato a dare dei messaggi – ha detto – questo referendum non è il mio referendum, perché questa riforma ha un padre che si chiama Giorgio Napolitano. Ho fatto un errore a personalizzare troppo, bisogna dire agli italiani che non è la riforma di una persona, ma la riforma che serve all’Italia.

Renzi ha invitato ad andare a convincere gli elettori di Lega e M5s, ma ha anche invitato chi dentro il Pd non è convinto a non farsi prendere da quella che ha definito la “sindrome Bertinotti”.

– Se qualcuno ha la sindrome Bertinotti per cui chiede sempre di più per non ottenere nulla, io dico che noi dal questa sindrome siamo immuni: basta con la rissa continua.

(Leonardo Nesti/ANSA)

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