Sinistra Pd insiste sull’Italicum ma litiga sul leader

Sinistra Pd insiste su Italicum ma litiga su leader (Foto Vincenzo Livieri - LaPresse )
 Sinistra Pd insiste su Italicum ma litiga su leader (Foto Vincenzo Livieri - LaPresse )

Sinistra Pd insiste su Italicum ma litiga su leader (Foto Vincenzo Livieri – LaPresse )

ROMA. – Non conosce tregua ferragostana, il pressing della minoranza Pd per cambiare l’Italicum. I nodi verranno al pettine a settembre: se per allora il Pd non prenderà una “iniziativa vera” sulla legge elettorale, la sinistra Dem annuncerà il No al referendum costituzionale.

“E’ finito il tempo delle mediazioni, è il tempo delle scelte”, avverte Miguel Gotor. Ma si può ancora scongiurare una rottura secondo Vasco Errani, il bersaniano che con Matteo Renzi non ha mai chiuso i canali di dialogo: “Andare dritti a prescindere, come direbbe Totò, ci farà del male”, è il messaggio al premier.

Ma portare il dibattito nel merito, risponde di rimando il presidente Pd Matteo Orfini, è anche responsabilità della minoranza: “Finora più che proposte, si son sentiti ultimatum”.

Dopo aver salutato in videoconferenza i militari italiani all’estero, Renzi ha lasciato Roma per qualche giorno di vacanza con la famiglia, che potrebbe trascorrere tra la Toscana e la Sardegna. A verbale, nel dibattito politico interno al Pd, restano perciò le parole pronunciate martedì in due feste dell’Unità.

I renziani lo sintetizzano così: la minoranza ha votato la riforma in Parlamento dopo che sono state recepite diverse modifiche, non possono continuare ad alzare la posta chiedendo di cambiare l’Italicum, che non c’entra niente. Tra l’altro, sottolinea Orfini, “che si possa migliorare l’Italicum lo hanno detto molti di noi. Ma deve emergere una maggioranza in Parlamento, dobbiamo entrare nel merito, senza ultimatum”.

“Dire che l’Italicum non c’entra con la riforma non è un argomento convincente”, replica il bersaniano Errani in due interviste a Corriere e Repubblica. Se Renzi – è il messaggio – dà segnali sulla legge di stabilità e sull’Italicum si può ancora “svelenire” il confronto e riaprire una stagione dell’unità Pd.

Il partito, afferma Federico Fornaro, “avrebbe bisogno di un segretario a tempo pieno, capace di fare sintesi unitaria, perché così si va a sbattere”. In un clima rinnovato lo stesso Errani non esclude un proprio impegno nel governo o nel partito.

Ma dalla maggioranza Dem non trapela ottimismo sulle possibilità di evitare una rottura: “Con Errani c’è sempre stato un buon rapporto – dice un dirigente – ma non penso basti. La minoranza vuol trasformare il referendum in congresso”.

Se congresso fosse, però, la minoranza si presenterebbe ai blocchi di partenza già divisa. Perché nel dibattito agostano spunta la possibilità di un “papa straniero” per la corsa alla segreteria. Bianca Berlinguer, il nome che emerge con più insistenza (anche Roberto Saviano, tra gli altri). E Gianni Cuperlo non esclude la possibilità ma osserva che se non è ancora emerso un leader interno è perché “Renzi la sua svolta l’ha fatta, noi ancora no”.

Ma proprio su questo dissentono i bersaniani. “Di leader ce ne sono. Non sono d’accordo con questa delegittimazione della sinistra interna – dice Davide Zoggia – La strada giusta è la candidatura di Roberto Speranza. Poi ci sono soluzioni diverse? Valuteremo. Ma non penso serva un papa straniero”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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