Erdogan attacca Merkel, ordine d’arresto per Hakan Sukur

Erdogan attacca Merkel
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ROMA. – La Germania dovrebbe pensare alle epurazioni seguite al crollo del muro di Berlino e non ai provvedimenti presi in Turchia dopo il fallito golpe. La stoccata, indirizzata alla cancelliera Merkel, è arrivata direttamente dal presidente turco Erdogan.

E le sue purghe dopo il fallito golpe, che stanno smantellando la rete di Fetullah Gulen, non hanno risparmiato nemmeno una star del calcio nazionale come Hakan Sukur. L’ex idolo dei tifosi, passato in politica con il presidente ma finito a difendere l’ex imam, è stato colpito da un ordine di arresto per “terrorismo”.

L’oggetto del contendere, tra Merkel e Erdogan, è stata una telefonata del 18 luglio, tre giorni dopo il fallito golpe militare, ha spiegato il presidente turco nella sua prima intervista ad una tv tedesca, sottolineando di aver criticato la cancelliera perché gli aveva chiesto di rispettare lo stato di diritto nelle epurazioni seguite al fallito golpe.

E negando che in Turchia sia in corso una vendetta, Erdogan ha aggiunto polemicamente: “Allora, quando c’è stata la riunificazione tedesca, ci sono state migliaia di persone che sono state licenziate. Come dovremmo valutarlo?”. Le epurazioni in Turchia, intanto, procedono.

Dopo le decine di migliaia tra militari, giornalisti, funzionari e impiegati pubblici, il nuovo bersaglio è stato stavolta uno dei simboli del calcio turco. Hakan Sukur, oggi 44enne, è stato una star in patria e non solo in vent’anni di carriera. Attaccante più prolifico nella storia del calcio turco, ha guidato la sua nazionale nello storico terzo posto ai mondiali del 2002. Ha lasciato un buon ricordo anche in Italia, militando nel Torino, nel Parma e nell’Inter.

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, è passato in politica facendosi eleggere in Parlamento nel 2011 con l’Akp, il partito di Erdogan. Due anni dopo però si è dimesso in concomitanza con la cosiddetta ‘Tangentopoli del Bosforo’, una maxi-inchiesta sulla corruzione che secondo Erdogan è stata diretta da Gulen.

Sukur, in particolare, ha dato voce alle proteste contro il governo che aveva iniziato a smantellare la rete dell’ex imam, a partire dalla sue scuole. Lo scorso anno ha lasciato il Paese, ma è stato processato in contumacia nei mesi scorsi con l’accusa di aver insultato Erdogan sui social media.

Il suo attivismo contro il padre-padrone della Turchia gli è costato anche un mandato d’arresto per appartenenza ad ”un gruppo terroristico armato”. E’ stato disposto l’arresto anche del padre, Selmet Sukur, ed il sequestro dei loro beni, ma non sono stati trovati nelle loro residenze turche. I due, con il resto della famiglia, si troverebbero negli Stati Uniti.

Oltreoceano, per il momento, resta anche Gulen, che dalle colonne del quotidiano francese Le Monde ha smentito ancora una volta di essere l’ispiratore del fallito golpe del 15 luglio, ma si è impegnato a rientrare in Turchia e scontare la sua pena se dovesse essere riconosciuto colpevole, “anche solo di un decimo delle accuse”.

A patto che, ha precisato, sia una commissione internazionale indipendente a condurre le indagini, perché “la probabilità di ottenere un processo equo è quasi nulla” con un “sistema giudiziario sotto tutela del potere”. Le autorità turche, in ogni caso, insistono nella caccia al “traditore”.

Il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha spiegato di avere ricevuto “segnali positivi” dagli Stati Uniti sulla richiesta di estradare Gulen. Se ne parlerà il 22 agosto in un incontro ad Ankara tra una delegazione americana del Dipartimento di Giustizia e gli omologhi turchi. Intanto, per non allentare la morsa, un tribunale ha ordinato il sequestro dei beni e dei conti bancari dell’ex amico ed ora acerrimo rivale del ‘sultano’.

Alle purghe sarebbero invece sfuggiti due addetti militari dell’ambasciata turca in Grecia, imbarcati per l’Italia per poi tentare di raggiungere l’Olanda. Con loro restano all’estero, nonostante il richiamo, anche altri 32 diplomatici.

(di Luca Mirone/ANSA)

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