Asse Mosca-Teheran sulla Siria, raid russi dall’Iran

Pubblicato il 16 agosto 2016 da ansa

Asse Mosca-Teheran sulla Siria, raid russi dall'Iran

Asse Mosca-Teheran sulla Siria, raid russi dall’Iran

BEIRUT. – Si rafforza l’asse strategico tra Iran e Russia nella guerra in Siria, con Teheran che, con una decisione senza precedenti dalla rivoluzione del 1979, ha concesso l’uso di una sua base ai bombardieri di Mosca per i raid sul territorio siriano. L’annuncio è stato fatto dai due governi quasi simultaneamente, mentre cominciavano i bombardamenti su tre province siriane: Deyr az Zor, Idlib e Aleppo.

Gli obiettivi presi di mira, ha detto il ministero della Difesa russo, erano postazioni dell’Isis e del Fronte al Nusra, che recentemente ha cambiato il suo nome in ‘Fath al Sham’, dichiarando di essersi separato da Al Qaida.

Tuttavia un responsabile americano che ha voluto mantenere l’anonimato ha detto all’agenzia Ap che i bombardieri hanno poi fatto ritorno in Russia, e quindi non si può parlare di un dispiegamento stabile dell’aviazione di Mosca nella Repubblica islamica.

Da parte sua, il colonnello Christopher Garver, portavoce militare Usa a Baghdad, ha sottolineato che i russi hanno avvisato la coalizione internazionale a guida americana prima che cominciasse l’operazione, al fine di evitare incidenti con aerei statunitensi sui cieli iracheni e siriani.

Non è chiaro se siano stati aerei russi o siriani a compiere anche oggi raid sui quartieri di Aleppo nelle mani degli insorti, compreso proprio Fath al Sham, con un bilancio che secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) è di almeno 20 civili uccisi. La stessa organizzazione parla di altri 9 civili morti nei bombardamenti nella provincia di Deyr az Zor e tre bambini uccisi in quella di Idlib.

La notizia dell’uso di una base nei pressi di Hamadan, nell’ovest dell’Iran, da parte dei bombardieri russi Tupolev Tu-22 e Sukhoi Su-34 è venuta dopo che il ministro della Difesa di Mosca Serghiei Shoigu, aveva parlato di una intesa vicina con gli Stati Uniti per fare cessare i combattimenti ad Aleppo.

Ma le reazioni americane sono state fredde. La portavoce del Dipartimento di Stato Elizabeth Trudeau ha sottolineato che al momento “non c’è niente da annunciare”. Mentre in serata si sono parlati al telefono i capi delle diplomazie Serghiei Lavrov e John Kerry.

La Turchia intanto non nasconde il nervosismo per l’avvicinarsi alla sua frontiera della coalizione a predominanza curda che nei giorni scorsi ha strappato all’Isis la città di Manbij, nel nord della Siria, con il sostegno degli Usa.

Il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha affermato che Washington, in cambio dell’assenso di Ankara all’offensiva, aveva promesso che dopo la presa della città le milizie curde si sarebbero ritirate a est dell’Eufrate, lasciando il controllo di Manbij alle forze arabe della coalizione.

Cavusoglu ha quindi chiesto agli Stati Uniti di far arretrare i miliziani curdi dell’Ypg, alleati dei separatisti curdi del Pkk, che sia gli Usa sia la Ue considerano terroristi.

Per quanto riguarda i bombardieri russi, l’ammiraglio russo Vladimir Komoedov, che presiede la commissione Difesa del Parlamento, ha detto che la decisione è stata presa perché la minore distanza tra l’Iran e la Siria consente notevoli risparmi anche economici rispetto all’impiego fatto finora delle basi nel sud della Russia. Ma la decisione potrebbe significare un’intensificazione dei bombardamenti in Siria.

Intanto Human Rights Watch (Hrw) ha accusato le forze siriane e russe di aver usato almeno 18 volte nelle ultime sei settimane ordigni incendiari, che provocano ustioni e ferite strazianti, in violazione delle leggi internazionali. Tra quelli denunciati vi sono attacchi avvenuti ad Aleppo e a Idlib il 7 agosto scorso.

(di Alberto Zanconato/ANSAmed)

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