Tensioni Usa-Turchia, giallo sulle armi nucleari americane

Tensioni Usa-Turchia, giallo sulle armi nucleari americane
Tensioni Usa-Turchia, giallo sulle armi nucleari americane
Tensioni Usa-Turchia, giallo sulle armi nucleari americane

WASHINGTON – E’ giallo sulle armi nucleari Usa in Turchia: secondo il sito d’informazione europeo EurActiv, che cita due diverse fonti “indipendenti”, gli Stati Uniti starebbero trasferendo le venti testate stazionate nella base di Incirlik a quella più sicura di Deveselu in Romania.

Motivo: il peggioramento delle relazioni tra i due Paesi e la mancanza di fiducia reciproca dopo il fallito colpo di stato del 15 luglio, con il sospetto di Ankara di un qualche coinvolgimento americano e le accuse del presidente turco Recep Tayyip Erdogan contro l’ex imam Fethullah Gulen (in auto esilio negli Stati Uniti), di cui è tornato a chiedere l’estradizione.

Una mossa, quella americana, che sarebbe legata anche al clima di instabilità del Paese, dove prosegue la repressione post golpe (oggi sono stati congelati i beni di 187 manager turchi, 60 dei quali arrestati, tutti sospettati di essere collegati a Gulen) ma pure all’ondata di attentati contro la polizia preannunciati dal Pkk, come i tre che oggi hanno causato la morte di almeno 14 persone e il ferimento di oltre 220 con due autobombe contro caserme e un ordigno esplosivo fatto saltare lungo una strada.

Finora però non c’è stato alcun commento da parte americana, mentre il ministero degli Esteri romeno ha negato le indiscrezioni con un comunicato stampa. La base aerea di Incirlik, strategica per la lotta all’Isis, si trova appena 100 chilometri dal confine con la Siria ed è diventata terreno di contrattazione e scontro da parte Erdogan, disposto a concederla in futuro solo a patto che venga estradato Gulen.

La base ha subito gli effetti del post-golpe: l’ex comandante Bekir Ercan Van è stato arrestato per il suo presunto coinvolgimento nel colpo di stato, mentre nelle ore successive ai fatti del 15 luglio le autorità turche hanno tagliato la fornitura di energia elettrica della base e proibito il decollo agli aerei statunitensi.

Negli ultimi due anni Washington ha fatto nuovi investimenti per garantire la sicurezza delle testate, protette da soldati americani, rinchiuse in camere blindate e utilizzabili attraverso codici in possesso solo degli Usa. Ma oltreoceano qualcuno teme che possano cadere nelle mani sbagliate in caso di guerra civile. Senza contare il rischio più remoto, ossia che finiscano proprio nelle mani dei terroristi.

Il dibattito sulla base di Incirlik tiene banco anche sui media turchi, soprattutto quelli più conservatori e filo governativi. Ieri Ibrahim Karagul, direttore del quotidiano islamico Yeni Safak, ha scritto che la gestione delle armi nucleari all’interno della base Nato dovrebbe essere affidata ad Ankara che, in alternativa, se ne dovrebbe appropriare.

La loro possibile nuova destinazione, la base romena di Deveselu, dove è attivo dallo scorso maggio il sistema antimissile Usa Aegis Ashore, avrebbe già irritato Mosca, con cui peraltro Erdogan ha ricominciato a flirtare grazie all’opportunistica riapertura di Putin.

Ma ritirare le armi nucleari dalla Turchia significherebbe azzerare i rapporti fra gli Usa e quello che una volta era uno dei loro alleati più strategici e fidati, rischiando di consegnare Ankara nelle mani del Cremlino.

n questo clima di tensione arriva la visita del vicepresidente Usa, Joe Biden, che sarà ad Ankara il 24 agosto. Si tratta del primo incontro ufficiale tra i due Paesi dopo il fallito golpe e le insistenti richieste di estradizione di Gulen, per la quale però gli Usa chiedono prove concrete.

(Claudio Salvalaggio/ANSA)

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