Rio 2016: Lupo e Nicolai argento vivo nel beach volley

Pubblicato il 19 agosto 2016 da ansa

Italy's Paolo Nicolai, above, can't reach a ball as teammate Daniele Lupo looks on while playing against Brazil during the men's beach volleyball gold medal match at the 2016 Summer Olympics in Rio de Janeiro, Brazil, Friday, Aug. 19, 2016. (ANSA/AP Photo/Petr David Josek)

Italy’s Paolo Nicolai, above, can’t reach a ball as teammate Daniele Lupo looks on while playing against Brazil during the men’s beach volleyball gold medal match at the 2016 Summer Olympics in Rio de Janeiro, Brazil, Friday, Aug. 19, 2016. (ANSA/AP Photo/Petr David Josek)

RIO DE JANEIRO. – La finale olimpica l’avevano sognata con un finale diverso, ma l’argento conquistato nel tempio di Copacabana brilla quasi come un oro. Il beach volley targato Italia ha trovato la sua definitiva consacrazione nella casa della pallavolo su spiaggia, con una coppia, quella formata da Daniele Lupo e Paolo Nicolai, che è riuscita a mettere anche un po’ di paura al fortissimo duo brasiliano composto da Alison Cerruti e Bruno Oscar Schmidt.

Il ‘gigante’ di Ortona e il ‘maestro’ di Roma, come sono stati ribattezzati gli azzurri dall’Arena di Copacabana, non sono riusciti a far piangere la torcida dei 12 mila carioca accorsi sul lungomare più famoso del mondo, ma escono dal campo con la certezza di essere entrati nel gotha del beach mondiale. E danno appuntamento a Tokyo 2020, per salire l’ultimo gradino del podio.

A fine partita, i due azzurri si guardano, non c’è spazio per le lacrime. Voltandosi indietro vedono la strada percorsa negli ultimi cinque anni vissuti in simbiosi, come due fratelli, tra mille difficoltà, non ultima la malattia di Lupo che aveva messo in pericolo non solo la partecipazione ai Giochi, ma la sua vita stessa.

Si abbracciano, sorridono, consapevoli di aver ottenuto un risultato storico, ma dentro un po’ di rammarico c’è, perché sotto la pioggia incessante di Rio hanno realizzato che la vittoria non era poi così impossibile.

“Quando te la sogni così tante volte una finale olimpica te la immagini con un epilogo diverso da quello che è stato – ha ammesso Nicolai – Ma anche così questa medaglia mi piace moltissimo. Fino a quando non l’ho avuta addosso quasi non ci credevo.

Prima di partire per il Brasile puntavamo a salire sul podio, ce lo eravamo detti, per cui questo argento brilla tantissimo. Anche se è chiaro che quando arrivi a questo punto ti immagini di più. Vuoi di più”.

Propria la consapevolezza di valere la vittoria ha un po’ frenato gli azzurri che nei momenti decisivi, al netto della prepotenza fisica del ‘mammut’ Alison, e del lavoro sporco di Schmidt, hanno sbagliato qualche palla di troppo, soprattutto sul 19-18 del primo set, quando anche la torcida brasiliana si è ammutolita per qualche istante.

“Devo essere sincero – ha spiegato Lupo – Forse abbiamo sentito un po’ la pressione, a differenza loro: la voglia di vincere ci ha un po’ fregato. Mi rode parecchio per questa sconfitta perché ho capito che non sono più forti, ma di certo lo sono stati in questa partita. Peccato per quella palla che non siamo riusciti a mettere a terra sul 19-18, chissà, forse avrebbe cambiato la partita, ma lo sport è questo. E loro hanno meritato”.

La coppia brasiliana fa godere il popolo carioca dell’Arena costruita a Copacabana, conquistando per due set a zero (21-19, 21-17) il titolo olimpico, e riportando nella casa naturale del beach quel titolo che mancava da Atene 2004. A

lison Cerruti riscatta così la delusione del secondo posto a Londra quattro anni fa, in coppia con Emanuel Rego, e trascina al primo oro a cinque cerchi anche il compagno Bruno Oscar Schmidt che da stasera non sarà più solo il nipote di quel campione di basket che fece impazzire Caserta.

Uno spot per il beach azzurro che ora deve cavalcare questa onda di popolarità. Per Lupo e Nicolai, invece, l’obiettivo è di restare in quel club esclusivo dove sono entrati dopo un lungo percorso di crescita che li ha portati per due volte sul tetto d’Europa: a Copacabana in fondo hanno vinto anche loro.

“Vorrà dire che ci riproveremo fra 4 anni a Tokyo”.

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