Rio: Usa è una corazzata, Setterosa si ferma all’argento

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RIO DE JANEIRO – Un torneo quasi perfetto con un finale da incubo. Si arena sull’argento il sogno del Setterosa, troppo forte la corazzata Usa. Finisce 12-5 per le americane, oro strameritato per loro, tra qualche lacrima di rimpianto per le azzurre.
– Ora non ci puo’ essere sorriso, ma chi sa di pallanuoto capisce che questo nostro argento è un miracolo sportivo – dice il ct Fabio Conti. In attesa che la ventiseiesima medaglia dell’Italia ai Giochi prenda colore (l’Italvolley con la finale conquistata è certa del podio), la n.25 conquistata in vasca oggi dalla nazionale di Conti è un ritorno ai giorni belli, ma solo a metà. Affondano nell’acqua azzurra della piscina di Rio i sogni d’oro delle azzurre che dodici anni dopo il trionfo di Atene, non riescono a bissare quel titolo a cinque cerchi, l’ultimo conquistato da una squadra italiana alle Olimpiadi, che chiudeva un ciclo di una squadra capace di vincere anche due titoli mondiali.
– A inizio stagione se avessimo parlato di finale olimpica – ha spiegato Conti parlando del suo Setterosa rinnovato – ci avrebbero preso per matti. E’ chiaro che non possiamo sorridere dopo una finale persa, ma la medaglia d’argento illuminerà nuovamente i volti di queste ragazze straordinarie.
Un’illusione durata poco, a dire il vero, appena un quarto, un po’ sulla falsariga di quanto successo al Settebello nella semifinale contro la Serbia. Troppo forti le statunitensi, campionesse olimpiche nel 2012 a Londra e sempre podio nei tornei olimpici, e reduci anche dal successo mondiale di Kazan del 2015. Le ragazze a stelle e strisce dominano la finale 12-5 e lasciano all’Italia solo il secondo gradino del podio.
Un avvio subito in salita per il Setterosa che sotto già 4-1 dopo il primo quarto, prova a reagire ma trova nel portiere afroamericano degli Usa, Ashleigh Johnson, un baluardo quasi insuperabile. A metà gara, grazie ai gol da fuori di Radicchi e Bianconi, le ragazze del ct Fabio Conti, alla 200/a partita con la nazionale, sembrano tornare in partita chiudendo il secondo quarto sotto per 5-3. Ma è solo un fuoco di paglia.
Le azzurre sbattono contro la prepotenza fisica del team Usa, e del gioco spumeggiante ammirato fin qui, fatto di palombelle, di movimento, di tiri da fuori, non si vede traccia. Le americane dilagano ancora fino a raggiungere gli otto gol di scarto nel corso dell’ultimo quarto.
Un argento tutt’altro che da buttare per Garibotti, oggi non pervenuta, e compagne, reduci dal bronzo mondiale, che hanno comunque davanti un futuro roseo: l’età media della squadra è di 26 anni e mezzo, e con l’esperienza di un’olimpiade in più le ragazze si presenteranno a Tokyo per riprovarci. Non c’è stato dunque il lieto fine per Tania Di Mario, unica reduce di quel Setterosa capace di scrivere la storia della pallanuoto italiana, che a 37 anni voleva scrivere un finale diverso dopo una carriera interminabile con la calottina azzurra. Non basta a consolarla il gol segnato in un finale olimpica a distanza di 12 anni da quella di Atene. Finisce con le statunitensi in acqua a festeggiare con lo staff tecnico, mentre alle azzurre dopo le lacrime di gioia contro la Russia in semifinale, non resta che asciugarsi il volto: stavolta le lacrime sono solo di dolore.

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