Anfiteatro

Pubblicato il 22 agosto 2016 da Luigi Casale

anfiteatro

La parola “anfiteatro” è formata da due elementi lessicali, anfi e teatro (greco: amphì + théatron). “Amphì” – da cui deriva anche la parola latina “ambo”, che è andata a sostituire, in certi casi, il numerale “duo” – è avverbio e significa “di qua e di là”, “in giro”, “da tutte le parti”.

La trasformazione di amphì (greco) in ambo (latino), e l’utilizzo di questo avverbio col valore di “due volte”, ha fatto sì che la parola anfiteatro venisse interpretata come “due teatri: uno da una parte e uno dall’altra”.

Questa lettura ha generato poi la leggenda che in una certa epoca, quando la struttura del teatro greco a Roma era ancora fatta di legno, un edile (magistrato romano preposto, tra le alte cose, all’allestimento degli spettacoli), nell’organizzare i giochi, abbia escogitato la trovata di una coppia di teatri ruotanti che ad un dato momento venivano a disporsi proprio come un anfiteatro.

La verità, però, è che le rispettive costruzioni architettoniche, il teatro e l’anfiteatro, sono strutture del tutto diverse, con diverse destinazioni; ed hanno genesi e storie culturali completamente diverse, sia linguistica che architettonica. Anche se poi tutte e due le costruzioni hanno a che fare col théatron (visione; spettacolo).

Il verbo greco, come ho già detto altrove, è theáomai = guardo, osservo. Ma la differenza è che per l’anfiteatro si tratta di un “vedere tutt’intorno”: vedere di qua e di là.

Sappiamo che la costruzione muraria dell’anfiteatro è tipicamente italica; tant’è che quando si vuole indicare inequivocabilmente il teatro (originario), lo si dice “il teatro greco”.

L’anfiteatro è un corpo ellittico costruito su zona pianeggiante, i cui gradoni – a forma di ellissi questa volta – sono una vera e propria costruzione architettonica poggiata sopra una serie di gallerie circolari con volta a botte: essenzialmente archi, quindi. Erano questi i passaggi attraverso i quali gli spettatori raggiungevano il posto a sedere.

Gli anelli concentrici, delle gallerie e dei corrispondenti ordini dei posti che le sovrastavano, andavano a restringersi intorno ad un’ampia arena ovale scavata per più di due metri al di sotto del primo anello di posti; qui si svolgevano spettacoli di grande movimento.

Giocolieri e saltimbanchi. Simulazioni di cacce di belve e di battaglie navali. Scontri di gladiatori. Giochi di squadre (anche più di due contemporaneamente). Giochi di forza e di resistenza fisica più o meno violenti. Spettacoli di animazione, ma, soprattutto, del tutto privi di un testo letterario prefissato.

Luigi Casale

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Luigi Casale

Luigi Casale, insegnante in pensione e pubblicista. È nato nel 1943 a Torre Annunziata, alle falde del Vesuvio. Oggi, continuando a mantenere contatti affettivi e culturali con la Campania, vive tra Bressanone (Alto Adige) e Lussemburgo. Durante la sua carriera professionale, ha insegnato nei Licei dell’Alto Adige, nella Scuola Europea di Lussemburgo, e presso il Dipartimento d’italiano dell’Università di Clermont-Ferrand (Francia). Si occupa di didattica delle lingue classiche e di linguistica generale. Nel più ampio quadro delle questioni pedagogiche e sociali, su queste tematiche offrirà la sua collaborazione in questa rubrica.




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